Donald Trump ha lanciato sabato una coalizione militare con diversi alleati latinoamericani per combattere i cartelli della droga, minacciando l’uso di missili. Ha anche dichiarato che Cuba, già in preda a una grave crisi economica e sociale, “vive i suoi ultimi momenti” e che “se ne occuperà”.
Il summit “Scudo delle Americhe”, tenutosi al Trump National Doral Golf di Miami, ha visto la partecipazione di dodici leader, tra cui il presidente argentino Javier Milei e quello di El Salvador Nayib Bukele. Non hanno tuttavia partecipato Paesi importanti come Messico, Brasile e Colombia: tutti guidati da leader di sinistra.
Dopo il discorso, Trump ha lasciato la Florida e si è recato alla base aerea di Dover per accogliere le salme dei sei soldati americani morti nella guerra contro l’Iran.

Crisi umanitaria a Cuba, l'ONU lancia l'allarme
Telegiornale 20.02.2026, 20:00
Strategia comune tra Iran e America Latina
Trump vuole applicare in Iran lo stesso metodo usato in Venezuela, dove dopo la cattura di Maduro ha avviato trattative con l’ex vicepresidente Delcy Rodríguez. Ha inoltre sostenuto che anche Cuba sta già negoziando con il segretario di Stato Marco Rubio.
Trump ha descritto il narcotraffico come un “cancro” da eradicare: “Utilizzeremo missili. Sono estremamente precisi. Boom, dritti nel salotto”. Dal settembre scorso Washington conduce attacchi aerei contro imbarcazioni legate al narcotraffico: almeno 150 morti.
Cuba, “viviamo nell’incertezza”
Cuba è in piena crisi per i nuovi equilibri che si stanno creando nei caraibi. Da gennaio non arriva più petrolio dal Venezuela, dopo che gli USA hanno rimosso con la forza l’allora presidente Nicolas Maduro, ed il paese è oramai a corto di energia. Una situazione che si traduce in continui e prolungati black out. Ma quanto è grave la situazione tra la popolazione? SEIDISERA della RSI ne ha parlato con Yanelis Despaigne, docente di sociologia all’Università dell’Avana.
“La parola che descrive bene l’atmosfera che si vive a Cuba è incertezza, cioè sono in forse le cose basilari per vivere, come procurarsi il cibo o andare a lavoro, perché diverse attività si sono fermate”, ha spiegato la professoressa. Le lezioni universitarie si tengono ormai tutte online. La carburante scarseggia a causa del blocco statunitense.
I frequenti blackout complicano ulteriormente la situazione. “Con tutti questi blackout è impossibile cucinare o conservare gli alimenti”, ha aggiunto l’intervistata. Le famiglie sono costrette a vivere giorno per giorno, senza poter pianificare il futuro.
Ma c’è un timore ancora più grande: quello di un conflitto armato. “Penso che tra tutte le difficoltà e calamità che noi cubani abbiamo affrontato, quello che ci spaventa di più è la possibilità di un conflitto armato”, ha Yanelis Despaigne. A preoccupare è infatti l’atteggiamento sempre più aggressivo dell’amministrazione Trump.
Nonostante tutto, la popolazione resiste. “Anche in mezzo a questa difficoltà si vede la perseveranza tipica dei cubani. Ormai siamo abituati a cavarcela”, ha concluso la docente dell’Università dell’Avana. “Viviamo nell’incertezza, ma lo facciamo con una certa tranquillità. La gente a casa, il lavoro e stiamo resistendo”.

SEIDISERA del 07.03.2026: l’intervista a Yanelis Despaigne, di Sofia Pelosi
RSI Info 07.03.2026, 18:39
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