Scienza e Tecnologia

La scrittura umana è destinata all’estinzione?

Secondo uno studio, oltre il 50% dei contenuti testuali online è già prodotto dall’intelligenza artificiale – L’esperto: “L’esperienza umana non è sostituibile”

  • Un'ora fa
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La scrittura è destinata all’estinzione?

Alphaville 15.01.2026, 11:45

  • iStock
  • Alessandra Bonzi
Di: red. giardino di Albert/Matteo Martelli 

Dal lancio di ChatGPT nel novembre 2022, la pubblicazione di contenuti online generati da modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) è letteralmente esplosa, consentendo ad aziende e semplici utenti di risparmiare tempo e risorse, spesso con risultati particolarmente efficaci. Oggi in molti casi è pressoché impossibile riuscire a identificare se un contenuto è generato da intelligenza umana o artificiale, se non con specifici programmi.

Ci ha provato l’azienda di marketing digitale Graphite, che ha voluto indagare in che misura sono diffusi i contenuti testuali generati da intelligenza artificiale.  In particolare, lo studio ha identificato un campione rappresentativo di 65’000 pagine web in lingua inglese con una lunghezza di almeno 100 parole. I contenuti sono stati poi verificati da algoritmi di rilevamento di intelligenza artificiale.

I risultati sono sorprendenti: la crescita evidenziata è repentina, e già nel novembre del 2024 la quantità di articoli generati dall’intelligenza artificiale pubblicati sul web ha oltrepassato quella di articoli generati dall’essere umano.

 

Dati da interpretare

“I numeri presentati dallo studio senz’altro colpiscono, ma vanno contestualizzati”, spiega Francesco Agnellini, Docente in Critical Data Studies all’Università di Binghamton, Stati Uniti, interpellato dalla trasmissione Alphaville, su Rete Due. Il ricercatore sottolinea come i contenuti generati da intelligenza artificiale evidenziati dalla ricerca siano rappresentati da categorie industriali come liste, guide rapide e spiegazioni di prodotti. “Si tratta di una scrittura ripetitiva, non di grande editoria, giornalismo d’inchiesta o saggistica. L’intelligenza artificiale sta automatizzando il contenuto più standardizzato del web”.

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Gli algoritmi premiano la scrittura umana

Il ricercatore ritiene che la scrittura umana non sia destinata all’estinzione, anzi: “Se la intendiamo come voce, come prospettiva, come esperienza, non è sostituibile”. Di questo si accorgono gli algoritmi, giudici implacabili dei contenuti online: “Nell’85% dei casi dietro ai contenuti in testa alle liste dei motori di ricerca c’è la mano di un essere umano”.

Siamo davvero così originali?

D’altro canto è lecito chiedersi se la produzione di un essere umano sia effettivamente così creativa. “L’essere umano può produrre opere particolarmente belle o particolarmente brutte, oppure semplicemente banali. Quando si accusa l’intelligenza artificiale di produrre testi troppo uniformi, questo in realtà la rende più umana, ai miei occhi”, spiega Agnellini. Con un vantaggio: se l’intelligenza artificiale tende a produrre testi adeguandosi alla media statistica, l’originalità umana, quando presente, diventa ancora di più un segnale di autenticità.

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La lezione di Umberto Eco

In riferimento al ruolo che l’intelligenza artificiale avrà nel nostro futuro, Francesco Agnellini invita a mettere da parte gli scenari più apocalittici o eccessivi entusiasmi, rifacendosi al saggio di Umberto Eco “Apocalittici e integrati”, risalente ai primi anni ’60. All’epoca, Eco parlava di proliferazione di TV e radio, tracciando una linea di confine tra gli “apocalittici”, e cioè coloro che temono il degrado culturale e il collasso morale, e gli “integrati”, ovvero coloro che vedono nei nuovi mass media una forza democratizzante per la cultura. Eco, e con lui, Agnellini, sostiene che entrambe le posizioni siano troppo estreme, invitando a prendere in considerazione rischi e opportunità di ogni nuova tecnologia massmediatica.

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Agnellini conclude citando l’esempio dei deep fake nelle elezioni americane del 2024: “Ai tempi si parlava di ‘Deep Fakes Apocalypse’ e c’era il timore che i contenuti falsi generati online avrebbero avuto un ruolo di primo piano nell’elezione del nuovo presidente. Non è stato così. I contenuti falsi sono stati usati per meme, hanno magari amplificato tendenze già esistenti, ma non sembrano aver stravolto il risultato finale”. L’apocalisse, almeno per ora, può ancora attendere.

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