Dramma di Crans-Montana

“Avevo l’impressione di una situazione irreale”

Dopo tre mesi di silenzio, parla il comandante della polizia vallesana Frédéric Gisler, entrato in carica proprio il giorno dell’incendio di Crans-Montana

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Il comandante della polizia vallesana Frédéric Gisler

Il comandante della polizia vallesana Frédéric Gisler

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Di: ATS/pon 

Il nuovo comandante della polizia cantonale vallesana Frédéric Gisler ha vissuto un’entrata in funzione intensa, in seguito all’incendio di Capodanno di Crans-Montana che ha causato 41 morti e 115 feriti. Ora, dopo tre mesi di silenzio autoimposto, è tornato a esprimersi su questo tema in un’intervista concessa all’agenzia Keystone-ATS.

Qual è stato il suo primo sentimento al momento di conoscere l’ampiezza dell’incendio, appena un’ora e mezza dopo la sua entrata in funzione?

“Sul momento ha regnato l’incomprensione. Sebbene mi stessero spiegando cosa stesse accadendo, avevo l’impressione che la situazione fosse irreale. Quello è stato l’inizio di un periodo molto pesante emotivamente. Non soltanto per me, ma anche per le vittime, per le loro famiglie, per i soccorritori e per il mio personale che si è impegnato senza riserve per gestire al meglio la crisi”.

Quanti poliziotti sono stati coinvolti in questo caso, a partire dal 1° gennaio?

“È stato mobilizzato praticamente l’intero contingente della polizia cantonale vallesana, ossia circa 600 persone. L’evento è stato fuori dal comune. D’altronde questo genere di prese a carico giudiziarie, di sicurezza e sanitarie sono elementi che avevamo già svolto, in quanto fanno parte dei nostri schemi d’intervento, ma mai in una tale ampiezza”.

Come vive il fatto che una parte dei suoi agenti è ancora colpita, se non traumatizzata, dall’evento, quasi quattro mesi dopo il fatto?

“La situazione è stata difficile da vivere, poiché in qualità di comandante bisogna indurre i dipendenti a completare determinate missioni, sapendo che queste non li lasceranno indenni. Non pensavo di dover sopportare una tale responsabilità. Provo a trovare i mezzi necessari per sostenerli psicologicamente ed economicamente”.

L’incendio di Crans-Montana ha quindi lasciato delle tracce nel corpo della polizia cantonale?

“Tutto il personale della polizia è segnato ed esaurito dalle conseguenze della vicenda penale. La domanda che mi tormenta è ormai come resisteremo a lungo termine”.

A proposito, avete chiesto al Consiglio di Stato degli impieghi supplementari per gestire la tragedia del Le Constellation?

“Ho in effetti intrapreso delle azioni presso il mio capo Dipartimento Stéphane Ganzer. Non vi dirò la cifra esatta di posti che vorrei, ma è più di uno”.

È in carica da poco più di 100 giorni. Ha l’impressione che il tempo trascorso sia maggiore di quanto ne sia effettivamente passato?

“È vero che con la successione di episodi avvenuti, questo orizzonte temporale è stato completamente sconvolto. Alcuni dei miei agenti più esperti mi hanno fatto sapere che non capita spesso di vivere così tante esperienze in una carriera, oltretutto in così poco tempo”.

Senza dimenticare il decesso in montagna di due suoi collaboratori, a metà gennaio.

“Quella è stata un’altra prova per la polizia cantonale e a livello personale, in quanto conoscevo molto bene quei due ispettori. Erano due uomini di qualità umane e professionali. Per tutti i nostri poliziotti è stato difficile congedarsi e rendere loro omaggio”.

Tornando alle tre conferenze stampa, tenutesi l’1 e 2 gennaio, ha avuto un atteggiamento molto riservato, rispetto - per esempio - al presidente del Consiglio di Stato Mathias Reynard, visibilmente molto commosso.

“È evidente che le mie precedenti esperienze professionali abbiano influenzato la persona che sono oggi. A Capodanno mi sono ricordato il mio primo incarico come poliziotto, quando ero capo intervento di un’unità specializzata della polizia cantonale vodese. All’epoca avevo imparato che quando la pressione sale bisogna condurre le operazioni con calma, compreso il tono di voce. Ciò ha un impatto considerevole su tutta la catena di comando”.

Non è più apparso sui media dopo il 2 gennaio, perché?

“Una delle sette missioni della polizia cantonale è comunicare, ciò che ho fatto (durante i primi giorni del caso, ndr). In effetti avrei anche potuto continuare a parlare con i giornalisti. Tuttavia, a partire dal 10 gennaio, il giorno successivo a quello di lutto nazionale, ho preso la decisione di non comunicare più a nome della polizia cantonale, per lasciare spazio al silenzio e permettere così alle persone toccate dalla tragedia di risollevarsi”.

Questo diritto al silenzio che si è concesso è ora terminato?

“Sì, tenendo conto che non mi esprimerò sugli aspetti penali della faccenda. Devo tener conto del segreto istruttorio”.

Il 12 febbraio, giorno dell’audizione di Jessica Moretti a Sion, le forze dell’ordine sono state sopraffatte. La coproprietaria del locale e suo marito Jacques erano infatti stati presi di mira da alcuni parenti delle vittime.

“Quella scena non avrebbe mai dovuto verificarsi. Ricordo comunque che i Moretti erano usciti di loro spontanea volontà dal dispositivo di sicurezza previsto, per incontrare le famiglie. Da allora abbiamo riformulato il nostro funzionamento”.

Qual è lo stile di Frédéric Gisler?

“Sono una persona professionalmente esigente, ma che cerca anche di lavorare nella maniera più umana possibile, che vuole condurre le operazioni vicina ai suoi collaboratori. Sono un comandante che stabilisce una rotta e una visione, pur mantenendo uno spirito di coesione al nostro interno e con i nostri partner, visto che la sicurezza è una questione che coinvolge tutti. Infine mi auguro essere qualcuno che motivi le sue truppe a mantenere la passione del mestiere”.

Secondo lei l’immagine della polizia cantonale è cambiata dopo il 1° gennaio?

“Ciò che mi ha colpito sono stati i ringraziamenti che mi sono stati fatti per strada, nei negozi (rivolti a tutti i collaboratori, ndr). Non avevo mai vissuto una cosa del genere e che motiva ulteriormente un comandante a voler coltivare la fiducia della popolazione, affinché in Vallese si continui a vivere bene”.

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Crans-Montana: l'interrogatorio del sindaco

Telegiornale 13.04.2026, 20:00

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