“Il rapporto di fiducia con la signora Dittli risulta compromesso e sarà difficile ristabilirlo”. Sono macigni le parole dei colleghi del Consiglio di Stato vodese che era presente venerdì a Losanna alla presentazione del rapporto sull’attribuzione di mandati sospetti attribuiti dalla collega. La quale non era presente.
Un rapporto che è giunto a conclusioni pesanti nei confronti della 33enne consigliera di Stato rimasta in carica con competenze ridotte (la direzione delle Finanze le è stata tolta la scorsa estate per decisione del Governo). Secondo l’ex giudice cantonale Jean-François Meylan, che era stato incaricato dal Consiglio di Stato di condurre l’indagine, Valérie Dittli ha effettivamente concluso un accordo affinché una denuncia penale nei suoi confronti fosse ritirata. Questa convenzione scritta prevedeva in particolare l’assegnazione di 10’000 franchi di denaro pubblico al denunciante.

Valérie Dittli non era presente
I mandati sospetti erano stati assegnati da Dittli all’ex presidente della Commissione fondiaria rurale (CFR), Jean-Claude Mathey, dopo che quest’ultimo aveva ritirato una denuncia penale contro la consigliera di Stato. L’ex giudice Meylan è riuscito a provare l’esistenza di tale convenzione scritta, firmata il 12 dicembre 2024. Il testo comprendeva diversi punti, tra cui il ritiro della denuncia penale. Prevedeva anche una remunerazione di 10’000 franchi per Mathey, il quale si metteva a disposizione della CFR per sei mesi e si impegnava a redigere un rapporto su questa commissione. Questo importo di 10’000 franchi è “sproporzionato” rispetto alla controprestazione fornita da Mathey, ha rilevato il rapporto Meylan.
Una ministra da mesi nella bufera
Valérie Dittli si trova da mesi al centro di una profonda crisi istituzionale. I problemi riguardano in particolare due dossier: quello del cosiddetto scudo fiscale (“bouclier fiscal”, che mira a evitare che le imposte diventino confiscatorie per i contribuenti facoltosi) - Dittli avrebbe chiesto l’annullamento di imposte di contribuenti soggetti a questo meccanismo - e quello delle tasse nel settore agricolo - la consigliera di Stato avrebbe “spinto” i suoi servizi a decisioni contrarie alle regole.
La vicenda dei mandati, una sorta di “caso nel caso”, è balzata agli onori della cronaca all’inizio del 2025, quando l’emittente romanda RTS ha evocato un conflitto tra Valérie Dittli e l’ex presidente della CFR, nonché la denuncia penale depositata contro la consigliera di Stato per calunnia, diffamazione, abuso d’autorità e violazione del segreto d’ufficio.
Il PS: “Basterà perché si dimetta?”
La sinistra chiede le dimissioni di Valérie Dittli dopo la pubblicazione del rapporto Meylan, che dimostra come la consigliera di Stato abbia firmato una convenzione segreta affinché una denuncia penale nei suoi confronti venisse ritirata.
Alla luce dell’accumulo di “crisi senza precedenti” che riguardano la ministra del Centro, “le cui ripercussioni sono importanti per il funzionamento delle istituzioni”, il Partito socialista (PS) vodese “non vede come” Dittli possa proseguire il suo mandato. “Quanti rapporti e denunce penali serviranno perché Valérie Dittli si dimetta?”, si chiede il PS nel suo comunicato.
Affondo anche dai Verdi, secondo i quali queste manovre dimostrano “un’incapacità persistente della signora Dittli di assumere pienamente il ruolo di consigliera di Stato”.

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Notiziario 24.04.2026, 16:00
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