GUERRA IN UCRAINA

“Non sopravvalutiamo i buoni uffici”

Il bilancio per la diplomazia svizzera, secondo lo storico Sacha Zala, della conferenza del Bürgenstock sulla pace in Ucraina

  • 17 giugno, 12:30
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Sacha Zala, professore di storia all'Università di Berna, è anche direttore dei Documenti diplomatici svizzeri

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Di: Alan Crameri

Al di là del comunicato congiunto e delle molte fotografie, cosa rimane per la Confederazione di questa esperienza di co-organizzatrice della conferenza sulla pace in Ucraina? La RSI ne ha parlato con Sacha Zala, professore di storia all’Università di Berna e direttore dei Documenti diplomatici svizzeri. 

La Svizzera ci ha guadagnato dal punto di vista diplomatico?

Certamente. All’inizio dell’invasione russa in Ucraina, la Svizzera s’è barcamenata cercando l’equilibrio tra i principi della neutralità e la pressione occidentale, visto che siamo una potenza economica in particolare per quanto riguarda le risorse russe. Molti partner commerciali e Paesi amici si sono irritati. Ora con questa conferenza la Svizzera è parzialmente riuscita a dimostrare che la neutralità non è semplicemente una cosa egoistica, ma che può anche servire alla comunità internazionale. Però dico che la Conferenza, alla luce della partecipazione, era un successo per la diplomazia svizzera già prima di iniziare.

Ma quindi la domanda va capovolta e dobbiamo chiederci se per la Svizzera non sia stata solo un modo per riparare la propria immagine nei confronti dei paesi occidentali dopo i tentennamenti dei primi giorni di guerra?

Volendo essere maliziosi, si potrebbe formularla in questo modo. Ma certo c’è anche l’intenzione di mettere fine a una guerra che fa ogni giorno molti morti e che è disfunzionale per l’economia e la stabilità mondiale. Era ovvio che senza la partecipazione russa non potesse esserci un accordo finale, ma certamente la conferenza ha creato una pressione considerevole sul regime di Putin. La comunità internazionale ha mostrato che non le è indifferente quanto succede, e soprattutto a dirlo non sono solo UE e Stati Uniti, ma anche altri Paesi, ad esempio africani. Questo era abbastanza importante.

Va però detto che la dichiarazione non è stata firmata dagli importanti paesi dei BRICS… e c’è chi ha criticato la Svizzera per essersi fatta dettare tempi e agenda dal presidente ucraino Zelensky. La Svizzera non s’è compromessa la neutralità, l’equidistanza tra le parti?

Il problema principale della neutralità è che è poco definita. Dal punto di vista del diritto internazionale è limitata alla dimensione militare. È vero, d’altro canto, che la Russia già da tempo ha definito la Svizzera come paese non amico per aver adottato le sanzioni occidentali. La Svizzera non è che avesse dei grandi margini di manovra e ,come spesso nella sua storia, ha applicato la neutralità seguendo l’arte del possibile. Inoltre tendiamo spesso a sopravvalutare i buoni uffici: chiaro, quando due litigano, chi è fuori cerca di mediare… il problema è che se, come nel caso russo, uno dei due litiganti ha già deciso di sferrare una guerra, offrire i buoni uffici può essere un pericolo, perché dà a quella parte che già ha deciso di sferrare un attacco il tempo necessario di prepararlo meglio. Col senno di poi bisognerà capire se i buoni uffici offerti dalla Svizzera nel 2014 dopo l’annessione della Crimea fossero veramente nell’interesse della situazione.

Un’ultima domanda per lei, che è storico: quanto tempo ci vorrà, e quali parametri verranno usati, per giudicare la portata della conferenza sul Bürgenstock?

Le conferenze internazionali vengono sempre giudicate dalla storia col senno di poi. C’è sempre una discrepanza fra l’analisi che vien fatta subito a caldo e quella di lunga durata. Il migliore esempio è la Conferenza di Monaco del 1938, nella quale Mussolini, con appunto il sostegno delle potenze occidentali, smembrò la Cecoslovacchia dando la terra dei Sudeti alla Germania nazista. La fotografia del premier britannico che atterrò a Londra sventolando il trattato e disse “abbiamo la pace” è entrata negli annali. Era l’autunno del ’38 e nell’estate del 39 scoppiò la Seconda guerra mondiale. Quindi col senno di poi la Conferenza di Monaco, che venne giudicata come grande elemento stabilizzante, diede a Hitler un anno di preparazione supplementare per preparare la Seconda guerra mondiale. Quindi la portata reale della conferenza sul Bürgenstock riusciremo a giudicarla da un punto di vista storico soltanto fra una decina d’anni.

RG 12.30 del 17.06.2024 - L’intervista di Alan Crameri allo storico Sacha Zala

RSI Info 17.06.2024, 12:08

                


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