La scelta di Ginevra per le trattative Russia-Ucraina “è molto importante, è un segnale significativo. Dimostra che c’è ancora fiducia nella Svizzera e nella Ginevra internazionale per portare avanti complessi processi negoziali. Anche la Russia, partecipando, mostra che si fida dell’imparzialità svizzera e della sua capacità di garantire un dialogo professionale e competente”. A dirlo alla RSI è l’ambasciatore svizzero Thomas Greminger, già segretario generale dell’OSCE, ora direttore del Centro ginevrino per la politica di sicurezza (GCSP). Ma si può parlare di un vero cambio di approccio del Cremlino verso Berna?
“Superficialmente può sembrare così, perché ufficialmente per la Russia la Svizzera non è più neutrale da quando ha aderito alle sanzioni. In realtà invece i russi hanno sempre fatto capire che continuano ad avere fiducia nella Svizzera. Soprattutto se presentiamo buone idee, continuano a considerarci mediatori credibili”.
Quale ruolo possiamo immaginare per la Svizzera in queste trattative sull’Ucraina?
“In effetti oggi ci limitiamo a ospitare colloqui avviati dagli americani tra ucraini e russi, ma anche questo ruolo non va sottovalutato: richiede professionalità, logistica e fiducia, non è poco. Poi c’è il centro che dirigo e che da quasi quattro anni lavora sulle modalità di un cessate il fuoco. Riflessioni a disposizione del processo negoziale, quindi dietro le quinte la Svizzera contribuisce anche sui contenuti. Però non aspettiamoci troppo, saranno negoziati difficili, ma dalla lista deduco che saranno a un livello più alto rispetto a quelli di Abu Dhabi, dove da parte russa c’erano solo militari. Oggi a Ginevra ci sono invece anche Vladimir Medinsky, il consigliere di Putin, e il viceministro degli esteri”.
Non c’è il rischio che Mosca si prenda gioco di tutti, quindi anche della Svizzera, facendo solo credere che sia disposta a discutere?
“Penso che il processo negoziale sia sostanziale e professionale, ma non sappiamo se le parti in conflitto siano disposte a fare compromessi. Come ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio, abbiamo identificato le questioni importanti, ora siamo alle più difficili”.
L’altro incontro a Ginevra di queste ore riguarda invece le relazioni tra Iran e Stati Uniti, un campo in cui la Svizzera è molto impegnata e da tempo. Questo dialogo ora è sotto la supervisione dell’Oman. Cosa significa per i buoni uffici della Svizzera?
“Non sarei troppo rigido nell’analisi. La scelta di Ginevra mostra la fiducia nella Svizzera, ma la mediazione è dell’Oman, attivo da anni in questo dialogo. Direi che c’è talmente tanto da fare nella mediazione dei conflitti nel mondo che la Svizzera non ha motivo di essere gelosa”.
Lei come segue questi negoziati?
“Ovviamente seguirò molto da vicino tutto quello che viene scritto, anche le prese di posizione ufficiali. Poi, abbiamo dei contatti molto buoni all’interno delle delegazioni, canali informali che ci informano e attraverso i quali cerchiamo di far confluire le nostre analisi”.








