Le temperature elevate e un inverno con scarse precipitazioni nevose stanno modificando sensibilmente le condizioni di sicurezza in alta montagna. Il Club Alpino Svizzero (CAS) e i professionisti del settore invitano gli appassionati alla massima cautela: le classiche vie alpinistiche e i ghiacciai presentano oggi insidie diverse rispetto agli anni scorsi, imponendo un approccio prudente e un’attenta pianificazione delle escursioni.
Ghiacciai scoperti e permafrost instabile: l’analisi del CAS
Severin Karrer, guida alpina e responsabile della formazione per gli sport di montagna presso il CAS, spiega che la combinazione tra un inverno povero di neve, una primavera calda e le recenti ondate di calore ha accelerato la fusione del manto nevoso protettivo. Di conseguenza, molti ghiacciai delle Alpi mostrano già il ghiaccio vivo.
Questo fenomeno comporta mutamenti concreti per chi frequenta l’alta quota:
Crepacci e passaggi critici: I ponti di neve che solitamente coprono i crepacci e i passaggi tra ghiaccio e roccia (bergschrund) sono ora molto sottili o già aperti, rendendo più complessa l’individuazione di un tracciato sicuro.
Superfici scivolose: La progressione diretta sul ghiaccio vivo, specialmente nei tratti ripidi, richiede una tecnica rigorosa per evitare scivolate.
Instabilità della roccia: La degradazione del permafrost e l’assenza di neve liberano detriti e rocce instabili. Questo fattore aumenta il rischio di caduta massi, un elemento che può interessare non solo gli alpinisti ma anche chi effettua escursioni su sentieri d’alta quota.
Ghiaccio vivo e permafrost
Il ghiaccio vivo è lo strato di ghiaccio di un ghiacciaio scoperto e affiorante, privo cioè della copertura protettiva di neve fresca o di un nevaio superficiale. Indica una fase di fusione ed esposizione in cui il ghiaccio antico, compatto e nudo è direttamente esposto all’atmosfera e ai raggi solari.
Permafrost, termine inglese che unisce permanent “permanente” e frost “gelato”, indica il terreno, o la roccia, che rimane a una temperatura uguale o inferiore allo zero per almeno due anni consecutivi.
La situazione nella regione di Zermatt
Le osservazioni del CAS trovano riscontro nell’esperienza sul campo di Bruno Jelk, per oltre trent’anni capo del soccorso alpino di Zermatt. Intervistato dal quotidiano Walliser Bote, Jelk conferma che nei dintorni del Cervino le condizioni sono particolarmente esigenti.

Il caldo accelera la fusione del ghiaccio e rende i crepacci più pericolosi (Ghiacciaio dell'Aletsch)
Molti crepacci sono ampi e difficili da superare, e la neve residua è spesso molle. Jelk traccia un paragone con la torrida estate del 2003, rilevando tuttavia che all’epoca la parete nord del Cervino conservava ancora del ghiaccio, oggi quasi del tutto assente. Proprio a causa del rischio di caduta pietre, già a metà luglio le guide alpine locali avevano sconsigliato la salita alla vetta.
Anche altre classiche vie della regione presentano difficoltà superiori alla media stagionale. Sul Castore, la consueta traccia con gradini nella neve ha lasciato il posto a una cresta di ghiaccio liscio e molto stretta, che richiede massima concentrazione.
Prevenzione e comportamenti corretti
Accanto ai fattori naturali, gli esperti richiamano l’attenzione sulla condotta dei frequentatori della montagna. Jelk rileva come a volte si riscontrino errori tecnici evitabili, come l’uso di distanze inadeguate in cordata (ad esempio, cordate da tre persone con distanze eccessive), che in caso di scivolata possono generare forti contraccolpi. Vi è inoltre il rischio che gli stessi alpinisti provochino involontariamente la caduta di pietre sulle cordate sottostanti.
Un altro aspetto critico è la rigidità nella scelta dell’itinerario. Spesso si tende a voler raggiungere a tutti i costi una meta prefissata, ignorando i segnali di pericolo o affrontando l’escursione con ansia e stress.

Una cordata è un gruppo di due o più alpinisti legati insieme alla stessa corda per sicurezza.
Le raccomandazioni
Per affrontare la montagna in sicurezza in questa stagione, il CAS e i soccorritori raccomandano di seguire alcune regole fondamentali:
Non basarsi sulle esperienze degli anni passati: le condizioni attuali sono diverse e mutano rapidamente.
Raccogliere informazioni aggiornate: prima di ogni partenza, è essenziale consultare i gestori dei rifugi o gli uffici delle guide alpine locali per conoscere lo stato reale dell’itinerario.
Flessibilità: essere sempre pronti a modificare il programma, scegliendo mete alternative o rinunciando all’escursione qualora le condizioni sul posto non siano favorevoli.
Radiogiornale delle 07.00 del 15.07.2026: Il servizio di Monica Fornasier sulla pericolosità del Cervino
RSI Info 15.07.2026, 07:00
Contenuto audio








