“Fermiamo il razzismo nel calcio svizzero”. Con questo appello è stata consegnata mercoledì all’ASF, l’Associazione svizzera di football, una petizione che chiede azioni concrete contro un fenomeno presente anche nei nostri campionati: maschili e femminili, professionisti e dilettanti.
A lanciarla Jasmine Imboden, calciatrice svizzero-keniota, vittima di attacchi a sfondo razziale. L’episodio che le ha fatto dire basta, avviene durante la scorsa stagione del campionato svizzero di calcio femminile. Imboden è in campo con le compagne del Lucerna a Friburgo, quando dagli spalti si levano i cori “scimmia, scimmia” contro di lei, padre nidwaldese, madre keniota, e una carriera importante durante la quale ha vestito anche la maglia delle nazionali svizzere giovanili.
“Ho giocato per più di 30 anni a calcio e il razzismo c’è sempre stato, ma l’anno scorso ne ho avuto veramente abbastanza”, racconta a SEIDISERA la 36enne davanti alla sede dell’ASF a Muri, prima di consegnare la petizione - corredata da 12’600 firme - che chiede ai vertici del calcio elvetico di agire in modo deciso, non ad esempio con 500 franchi di multa come nel caso di cui è stata vittima.
“Il razzismo c’è in campo, sulle tribune e nei social media”, dice ancora la calciatrice. “La petizione non è però pensata solo per discriminazioni razziali, ma anche di genere o di nazionalità”.

La consegna delle 12'600 firme direttamente presso la sede della ASF a Muri (Berna)
Nel concreto la petizione chiede che, di fronte ad attacchi a sfondo discriminatorio, la partita venga bloccata e un annuncio diffuso nello stadio. Qualora la situazione dovesse ripetersi l’incontro verrebbe sospeso in modo definitivo. Ma si chiede anche che i casi vengano analizzati il prima possibile e le conclusioni rese pubbliche. Le sanzioni devono inoltre essere chiare e dissuasive: multe, punti tolti, partite senza pubblico, e gli arbitri formati in modo adeguato. Infine, per l’ottenimento della licenza, le società devono aver svolto dei programmi di prevenzione.
“L’ASF non può più essere passiva”, sostiene infine Jasmine Imboden. Il problema, come detto, c’è a tutti i livelli. La palla è allora adesso nel campo dell’organo che governa il calcio in Svizzera.

Un calcio al razzismo
Il Quotidiano 18.07.2026, 19:00









