L’assemblea straordinaria di Suisseporcs - l’associazione svizzera degli allevatori e produttori di suini - ha respinto mercoledì la proposta di versare indennizzi agli allevatori disposti a rinunciare alla produzione di maiali. L’obiettivo dichiarato era chiaro: ridurre l’offerta eccessiva di carne suina e contrastare il continuo calo dei prezzi che sta mettendo in difficoltà il comparto. La misura prevedeva un compenso di 2’000 franchi per ogni posto scrofa agli allevatori pronti a uscire dal mercato. Il fondo sarebbe stato alimentato direttamente dagli stessi produttori. Ma la proposta non ha convinto i diretti interessati. Per i vertici dell’associazione - che non hanno finora risposto alle richieste di intervista da parte della RSI - si tratta di una battuta d’arresto, nel tentativo di affrontare la crisi del settore.
Obiettivo condiviso, non il metodo
La votazione si è tenuta ieri a Olten a porte chiuse, con un risultato di 69 voti favorevoli e 39 contrari: per l’approvazione serviva una maggioranza qualificata dei due terzi. La proposta è stata respinta per soli quattro voti, evidenziando così una forte divisione all’interno del settore. Il no è arrivato principalmente dalla Svizzera orientale, seconda regione per numero di capi, dopo il Canton Lucerna che ne conta oltre 400’000. Gli allevatori temono che stabilizzando artificialmente i prezzi, nuovi produttori possano essere invogliati a entrare sul mercato, vanificando gli sforzi e gli investimenti già sostenuti da chi opera nel settore.
Attualmente il prezzo per i maiali da macello si attesta a 3,20 franchi al chilogrammo, un livello che molti produttori considerano insostenibile per garantire la redditività delle loro aziende. I prezzi della carne suina continueranno probabilmente a scendere, lasciati in balia delle dinamiche di mercato. L’associazione dovrà ora tornare al tavolo di lavoro per cercare soluzioni alternative, ma ci vorrà tempo per elaborare nuove proposte e sottoporle agli associati.








