Il terzo oggetto legato alle votazioni federali dell’8 marzo è dato dall’iniziativa “Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente”: il testo passa al vaglio delle urne un paio di anni dopo la sua formale riuscita, che è stata sancita da oltre 102’000 firme valide.
La proposta di modifica costituzionale enuncia anzitutto dei principi, chiedendo che Confederazione, Cantoni e comuni si adoperino, in conformità agli accordi internazionali in materia, contro il riscaldamento climatico e le sue conseguenze su più livelli. Prevede poi che la Confederazione sostenga, in particolare, gli interventi ambientali legati a 5 campi d’azione: essi spaziano dalla decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell’economia, fino all’uso parsimonioso ed efficiente dell’energia e al rafforzamento delle fonti rinnovabili e della biodiversità.
Iniziativa su un fondo per il clima: il video esplicativo
Stabilisce quindi che venga introdotto un fondo d’investimento al fine di finanziare in questi ambiti i progetti federali e fornire contributi a quelli dei Cantoni, dei comuni e di terzi. Quanto alla sua dotazione, si chiede che ogni anno fino al 2050, e al più tardi dal terzo anno dopo l’approvazione dell’iniziativa, vengano stanziate risorse per almeno lo 0,5% e al massimo l’1% del prodotto interno lordo (PIL) del Paese. Gli investimenti così richiesti sono quantificabili in una cifra compresa fra i 4 e gli 8 miliardi di franchi all’anno. E le uscite aggiuntive, almeno temporaneamente, sarebbero escluse dal freno all’indebitamento.
Ma come e in che misura si articola attualmente l’impegno in campo climatico della Svizzera? La Confederazione punta già al raggiungimento del saldo a netto zero sul fronte delle emissioni di gas serra, entro il 2050. Quanto alle risorse, circa 2 miliardi di franchi all’anno sono impiegati su vari versanti: dal sostegno alla riduzione delle emissioni (ad esempio con la sostituzione dei riscaldamenti a gasolio con pompe di calore), fino al potenziamento delle fonti rinnovabili e alle misure di adattamento agli effetti dei mutamenti climatici, come piene e frane. A sostegno della biodiversità, infine, l’impegno annuo è di oltre mezzo miliardo.
Gli argomenti del “sì”
I promotori sottolineano l’esposizione della Svizzera ai cambiamenti climatici e ai severi effetti che ne derivano, come lo scioglimento dei ghiacciai, i periodi di siccità e i fenomeni meteorologici estremi. L’istituzione del fondo si configura quindi come una via per affrontare queste sfide e realizzare una transizione energetica, investendo nella modernizzazione delle infrastrutture, nelle energie rinnovabili e in tecnologie ecocompatibili.
Si tratta inoltre di investire, sempre in funzione della trasformazione ecologica, nella formazione di personale qualificato, avvalendosi delle risorse di cui dispone il Paese nei campi della ricerca e dell’innovazione. Gli iniziativisti, infine, pongono l’accento sulla sovranità energetica e sulla conseguente necessità di ridurre la dipendenza della Svizzera dall’approvvigionamento di energie fossili dall’estero.
Il “no” di Governo e Parlamento
Il Consiglio federale, pur riconoscendo l’esigenza di massicci investimenti per la protezione del clima, respinge però l’iniziativa, come ha fatto anche il Parlamento, ritenendo che l’approccio indicato dai promotori vada troppo oltre. Il testo, sottolinea, punta essenzialmente su ingenti sussidi federali. L’attuale politica climatica, di cui difende la validità, si articola invece anche in vincoli e in meccanismi di incentivo.
Il Governo pone quindi l’accento sui costi per la Confederazione, sul rischio di indebolire il freno all’indebitamento, come pure sul fatto che verrebbe trasferita allo Stato buona parte delle responsabilità legate al perseguimento degli obiettivi di natura climatica. Ciò disincentiverebbe l’impegno di privati e imprese e comporterebbe il rischio di investimenti inefficienti. Per l’Esecutivo si tratta invece di proseguire su una strada già valida e sostenuta da strumenti collaudati.

Votazioni federali dell'8 marzo: i sondaggi
Telegiornale 30.01.2026, 20:00











