Gonzague Vouilloz, presidente dell’ordine degli avvocati del canton Vallese, ritiene che giustizia e stampa dovranno compiere un lavoro importante per spiegare il significato di una condanna per negligenza nel diritto svizzero, nella previsione che possa essere quello l’esito del futuro processo per il rogo di Crans-Montana che ha causato nella notte di Capodanno la morte di 41 persone e il ferimento di oltre un centinaio. Per l’omicidio colposo il codice penale elvetico prevede una pena detentiva fino a tre anni. “È molto difficile spiegare a vittime che patiscono sofferenze molto importanti le valutazioni della giustizia” in queste circostanze, e le condanne “raramente sono adeguate alle attese, ciò che è perfettamente comprensibile”.
Vouilloz è stato intervistato dall’agenzia ATS-Keystone, che lo ha sollecitato in particolare sul gran numero di legali coinvolti nel procedimento (sono 99 diversi avvocati), che complicano ulteriormente un caso già intricato. Ministero pubblico e polizia vallesani avevano chiesto di redigere una breve lista, al fine di evitare una proliferazione. “Penso che sia molto complicato per un avvocato rappresentare un numero elevato di vittime, poiché queste hanno interessi diversi. Limitando il numero di avvocati, si arriverebbe a una restrizione del diritto delle vittime”, ha risposto Vouilloz.
In questa vicenda, le fughe di notizie si moltiplicano...
“Con i miei colleghi dell’Ordine ginevrino e vodese, siamo intervenuti in modo sobrio e sommario, ricordando agli avvocati il loro dovere di riservatezza. Il messaggio, mi sembra, è stato recepito. A livello dell’autorità di vigilanza, un avvocato che moltiplica le fughe di notizie rischia una sanzione che può assumere la forma, nei casi estremi, di una sospensione o addirittura della radiazione. A livello dell’associazione dell’Ordine degli avvocati, rischia un biasimo, una multa o addirittura l’esclusione dall’associazione”.
Per alcuni avvocati, questa vicenda è il processo del secolo.
“Ciò rende necessario un rispetto ancora più rigoroso delle regole deontologiche e in particolare del dovere di riservatezza dell’avvocato per evitare la tendenza inevitabile al giudizio popolare. Ciò è tanto più vero per i contatti che un avvocato può avere con la stampa”.
Le tensioni tra il governo italiano e la Svizzera rischiano di avere un’influenza sulla procedura attuale?
“Spero che non abbiano alcuna conseguenza. È importante che l’istruttoria di questa vicenda da parte della giustizia svizzera si svolga nel rispetto più rigoroso delle regole procedurali con la serenità necessaria. Il seguito attuale della procedura ci conferma che sta prendendo questa direzione”.
Il timore, tuttavia, è di vedere la vicenda impantanarsi a causa di avvocati che moltiplicheranno le procedure...
“Le parti civili non hanno tutte gli stessi obiettivi. Ciò varia secondo le persone interessate. Tuttavia, nell’interesse di tutte le parti civili, la procedura deve poter andare avanti. Dubito che ci sia veramente materia per moltiplicare i ricorsi che ostacoleranno durevolmente l’istruttoria. Constato anche una volontà dell’istituzione giudiziaria di avanzare con determinazione”.
Mezzi supplementari sono stati attribuiti alla giustizia vallesana in relazione a questa vicenda. Il comandante della polizia cantonale ritiene, anche lui, di mancare di risorse per gestire questo dossier e le vicende correnti.
“Per il momento, la giustizia e la polizia riescono a funzionare. Per contro, sento le parole del comandante Gisler che rileva un certo esaurimento delle sue truppe e la sua volontà di alleggerirle. Questa situazione mi tocca, senza che mi stupisca veramente. Non si devono tuttavia modificare le regole in modo fondamentale quando si è confrontati con un evento eccezionale. Questo permetterà senza dubbio a tutti gli organi decisionali di riflettere su alcuni adattamenti necessari senza sconvolgimenti particolari”.
Dal 1° gennaio, lei è intervenuto pubblicamente solo una volta, quando genitori e familiari se la sono presa verbalmente con i Moretti, a margine di un’udienza.
“Gli Ordini degli avvocati ginevrino, vallesano e vodese hanno sentito, in quell’occasione, la necessità di agire in comune. Ciò che è successo era assimilabile ad atti di violenza nei confronti degli avvocati, degli imputati e di terzi. Abbiamo allora comunicato ai nostri membri di rispettare il loro dovere di riservatezza per evitare una certa forma di escalation. L’incubo di ogni professionista del diritto dovrebbe essere il processo della folla”.
Il Tribunale federale dovrà pronunciarsi sulla nomina di un procuratore generale straordinario.
“Una tale nomina sarebbe percepita dal grande pubblico come una carenza della giustizia vallesana. Ciò sarebbe deplorevole. Da parte mia, considererei una tale decisione del TF come un’opinione tra le altre. Mi sembrerebbe contraria al federalismo svizzero”.
La procedura costerà diverse decine di milioni di franchi. Gli eventuali condannati dovranno pagare una parte del costo totale, ma non potranno saldare tutto...
“Questa vicenda è eccezionale e genererà costi eccezionali. È il prezzo da pagare per una giustizia che funziona, anche nelle vicende fuori norma. Se non si dovessero dare i mezzi per rendere giustizia in questo tipo di processi, si priverebbero dei loro diritti una parte delle persone interessate. Ma certamente una parte dei costi sarà a carico dello Stato del Vallese e quindi del contribuente”.
Non bisognerebbe trovare soluzioni per limitare il diritto delle parti civili ad avere accesso alle audizioni delle vittime per evitare audizioni senza fine?
“Una parte che desidera partecipare alle audizioni deve poterlo fare. Il fatto che questa vicenda sia eccezionale non cambia nulla. Agire diversamente costituirebbe una rinuncia nell’esercizio della giustizia quanto al rispetto dei diritti fondamentali”.

A 60 Minuti le incomprensioni tra Berna e Roma
Telegiornale 04.05.2026, 20:00










