La commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) ha reso noto giovedì che il progetto elaborato dal Consiglio nazionale per applicare l'iniziativa UDC sull'espulsione degli stranieri che commettono reati è troppo restrittivo e non si basa sul testo approvato alle urne nel 2010, ma su quello dell'iniziativa “per l'attuazione dell'espulsione degli stranieri che commettono reati”, sulla quale però il popolo non si è ancora espresso.
Su tali basi i commissari hanno deciso di elaborare una propria soluzione che prevede di lasciare un certo margine di manovra, seppur molto limitato, ai giudici. In sostanza, in seno alla CIP-S non si è gradito che la Camera del popolo si sia dichiaratamente allineata - contro la volontà del Governo - alla seconda iniziativa dell'UDC.
Quest'ultima è stata lanciata dai democentristi per far pressione sul Consiglio federale e il Parlamento affinché la prima iniziativa sull'espulsione, approvata nel 2010, venisse finalmente applicata. In concreto, per la CIP-S l'espulsione automatica deve valere solo gli stranieri che si sono macchiati di crimini gravi, la cui pena massima è superiore a tre anni – come è il caso di reati come omicidio, assassinio, rapina, stupro, ripetuta truffa, furto.
Red. MM/ATS/EnCa






