Il Consiglio federale si trova di fronte a una forte opposizione riguardo al suo piano di rafforzare i requisiti di capitale per le banche d’importanza sistemica attive a livello internazionale. La proposta, che riguarderebbe principalmente UBS, prevede che queste banche coprano integralmente le loro filiali estere con fondi propri, aumentando l’attuale requisito del 60%.
UBS, l’ultima grande banca svizzera rimasta, si oppone fermamente a questa riforma. L’istituto pubblicherà la sua posizione ufficiale lunedì, insieme all’associazione mantello Economiesuisse e all’Associazione svizzera dei banchieri.
Partiti divisi
I partiti politici sono divisi sulla questione. L’UDC critica la misura definendola “sproporzionata” e dannosa per la competitività della piazza finanziaria svizzera. Il PLR, pur sostenendo in linea di principio la copertura integrale, suggerisce di esaminare “strumenti appropriati” che potrebbero essere convertiti in capitale in caso di crisi. A sinistra i Verdi, invece, appoggiano pienamente la proposta del Consiglio federale, considerandola essenziale per proteggere l’economia svizzera e i contribuenti.
È allo studio una proposta di compromesso che permetterebbe a UBS di utilizzare obbligazioni AT1 per il 50% della copertura richiesta, riducendo così il fabbisogno di capitale aggiuntivo. L’UDC propone inoltre di esaminare la possibilità di scorporare le attività americane di UBS dal resto delle operazioni.
Preoccupazione anche tra i Cantoni
Anche i pareri dei cantoni sono contrastanti e reagiscono con un “sì, ma”: i comitati direttivi delle conferenze dei direttori cantonali delle finanze (CDF) e dei capi dei Dipartimenti cantonali dell’economia pubblica (CDEP) insistono sull’importanza di una piazza finanziaria attrattiva e di un approccio misurato. “A nostro avviso, la questione della proporzionalità delle misure dovrebbe essere al centro delle preoccupazioni”, scrivono.
Il Canton Zurigo, piazza finanziaria a vocazione internazionale, non è d’accordo con l’inasprimento previsto delle regole. Queste sono “in parte sproporzionate e nettamente più severe delle regolamentazioni in vigore in siti concorrenti comparabili”, scrive. Anche Ginevra è contraria al progetto. Se l’obiettivo di controllo dei rischi è pertinente, le proposte sono sproporzionate e potrebbero essere molto pregiudizievoli per il settore bancario svizzero. Da parte sua Vaud sostiene il rafforzamento del sistema bancario, ma desidera un allentamento per ragioni di competitività.
Notiziario 11.00 del 11.01.2026









