Salutare chi si incontra sul sentiero, rispettare il silenzio della montagna, lasciare il passo a chi sale e riportare a valle i propri rifiuti sono gesti semplici che molti escursionisti mettono in pratica quasi automaticamente e che fanno parte del galateo della montagna. Si tratta di un insieme di regole non scritte che favorisce il rispetto degli altri e della natura. Oggi, con l’aumento della frequentazione dei sentieri, alcune di queste pratiche hanno una valenza diversa, altre hanno mantenuto quella originale.
“Il terreno di gioco dell’Europa”
Nel 1871 viene pubblicato un libro che racconta le avventure dell’alpinista britannico Leslie Stephen, considerato ancora oggi una delle figure più importanti dell’alpinismo vittoriano, l’epoca in cui le Alpi svizzere rappresentavano una meta privilegiata per gli esploratori inglesi. In inglese l’opera è intitolata The Playground of Europe, che si traduce letteralmente come “il terreno di gioco dell’Europa”. Dietro il titolo originale non c’era però l’idea di una montagna vissuta come semplice svago. Per Stephen l’alpinismo era una sfida con la natura e con sé stessi, da affrontare con rispetto e consapevolezza.

Leslie Stephen e il gioco della montagna (5./10)
Blu come un'arancia 30.07.2010, 04:00
Contenuto audio
In italiano il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1999 da CDA & Vivalda con il titolo Il terreno di gioco dell’Europa. Scalate di un alpinista vittoriano. Nel 2022, Edizioni Scientifiche Italiane ne ha proposto la prima traduzione integrale basata sull’edizione originale del 1871, con il titolo Sfida tra le Alpi. Ricordi di uno scalatore vittoriano.
Osservando le Alpi aprirsi a un turismo sempre più diffuso, lo scrittore britannico ha iniziato a riflettere anche sul comportamento di chi le frequentava. Pur senza formulare un vero e proprio regolamento, nei suoi scritti compaiono già principi che oggi associamo al galateo della montagna.
In montagna si saluta sempre
Quando la montagna era frequentata da poche persone, spesso costrette a fare affidamento l’una sull’altra in caso di necessità, salutarsi significava riconoscersi, creare un contatto e mostrarsi disponibili ad aiutare chi si trovava lungo il percorso. In più, il valore dell’incontro, oltre che ai convenevoli, era legato a ragioni pratiche: fermarsi a scambiare qualche parola permetteva di ottenere informazioni preziose sul percorso, sulle condizioni del tempo, sulla presenza di neve o sulla distanza dalla meta.
Con l’arrivo di mappe digitali, GPS, previsioni meteo sempre accessibili e con l’aumento del numero di persone sui sentieri, questa funzione pratica è diventata meno importante. Dire “ciao”, “salve” o “buongiorno” conserva però un’utilità concreta quando una persona si smarrisce o si trova in difficoltà. In questi casi, chi l’ha incrociata lungo il percorso può fornire indicazioni utili ai soccorritori, ricordando dettagli come l’abbigliamento, l’equipaggiamento o il luogo dell’incontro.
Lasciare la precedenza a chi sale
Dare la precedenza a chi sale non è solo una questione di buone maniere. In salita ogni escursionista trova gradualmente il proprio ritmo e interromperlo può aumentare lo sforzo necessario per proseguire. Una regola nata dall’esperienza prima ancora che dal galateo e che conserva ancora oggi la sua validità.
Non lasciare traccia
Rimasi in silenzio davanti alle cime del Primiero e vidi in esse una terra nuova, ancora intonsa dal piede del turista.
Sir Leslie Stephen, The Playground of Europe (1871)
Questa descrizione testimonia la consapevolezza di Stephen riguardo l’impatto che il crescente turismo alpino avrebbe potuto avere sui luoghi ancora poco frequentati.
Come raccomanda il Club Alpino Svizzero, nello zaino è opportuno mettere un sacchetto per i propri rifiuti. Infatti, in montagna lo smaltimento dei rifiuti è complesso e costoso, perché spesso richiede trasporti a piedi o in elicottero. Riportando con sé i propri rifiuti si riducono i costi, si protegge l’ambiente e si contribuisce a mantenere la montagna pulita. Anche i resti della frutta sono rifiuti, e come tali, non si gettano per terra.
Anche se biodegradabili, le bucce di frutta possono restare nell’ambiente per settimane o mesi, soprattutto in montagna dove il freddo rallenta la decomposizione. Inoltre, attirano gli animali selvatici, alterandone le abitudini, e possono favorire l’“effetto imitazione”: vedere rifiuti lungo un sentiero induce altre persone a fare lo stesso.
Rispettare il silenzio della montagna
Fare silenzio in montagna, oltre a non disturbare la fauna, ha un valore simbolico: rappresenta il riconoscimento che la montagna possiede una propria voce fatta di vento, torrenti, boschi e suoni della fauna.
I suoni della montagna
Zone di calma nel paesaggio
Le zone di calma nel paesaggio sono aree naturali particolarmente tranquille, con pochissime fonti di rumore create dall’essere umano. Introdotte dalla Confederazione per preservare il silenzio e i suoni naturali, hanno l’obiettivo di offrire spazi di quiete sia per la fauna, sia per le persone. In queste zone i sorvoli di aeromobili a motore dovrebbero essere evitati oppure effettuati a quote più elevate e lungo il tragitto più breve possibile.
Oltre al galateo: incontri con la fauna
Il rispetto della montagna passa anche dal rispetto dei suoi animali. In montagna è possibile imbattersi in vacche nutrici, cani da protezione del gregge e animali selvatici. In tutti i casi valgono alcune regole fondamentali: mantenere le distanze, non cercare il contatto, non offrire loro cibo, evitare movimenti bruschi e lasciare sempre agli animali lo spazio necessario per allontanarsi o svolgere le proprie attività. Chi è accompagnato da un cane dovrebbe tenerlo a guinzaglio corto e prestare particolare attenzione nei pascoli e nelle aree sorvegliate dai cani da protezione delle greggi.
Alpeggi con cani da protezioni delle greggi
Cesare Lucchini e la montagna ammalata
Alphaville 14.07.2026, 11:05
Contenuto audio












