Giovani e romandi, tradizionalmente più favorevoli a un'apertura della Svizzera, perdono fiducia in un avvicinamento all'Unione Europea. A dirlo è il sondaggio con il campione più ampio, 2'500 persone, svolto dopo il voto del 9 febbraio 2014 sull'iniziativa contro l'immigrazione di massa. Dell'inchiesta, svolta dal politologo Claude Longchamp su mandato di Interpharma, riferisce la NZZ am Sonntag.
Nella categoria di età fra i 18 e i 29 anni, solo l'8% degli intervistati ritiene che gli accordi bilaterali abbiano portato solo vantaggi, mentre si sale al 19% fra gli ultrasettantenni. I fattori decisivi, secondo Longchamp, sono la pressione sui salari e la difficoltà a trovare un impiego, chiaramente percepiti da chi inizia la sua carriera professionale e citati dal 63% degli interessati. La popolazione francofona, inoltre, per la prima volta risulta più euroscettica degli svizzero-tedeschi: il 48% ritiene che gli accordi con Bruxelles siano nel complesso positivi.
Ticinesi euroscettici
I ticinesi sono i più negativi: solo il 24% vede i bilaterali in modo positivo, contro il 39% dei giudizi negativi riscontrati. Tra gli svizzerotedeschi il 59% vede dei vantaggi negli accordi bilaterali contro il 23% che ne vede più che altro gli svantaggi. Nel complesso, però, la maggioranza preferisce lo statu quo all'abbandono dei bilaterali. Si oppone inoltre a un nuovo voto sull'iniziativa dell'UDC.
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