Svizzera

Le priorità 2026 di economiesuisse e sindacati

Per l’associazione padronale vanno ridotti oneri amministrativi e debito pubblico e servono intese commerciali diversificate, mentre l’USS chiede misure più radicali a tutela della salute dei lavoratori e aumenti salariali

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Secondo economiesuisse il Paese ha bisogno di una politica economica affidabile per migliorare la situazione
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Notiziario 03.02.2026, 10:00

  • archivio Keystone
Di: ATS/EnCa 

Accordi commerciali diversificati, meno debito pubblico e meno oneri amministrativi: martedì economiesuisse ha fissato le sue priorità per difendere la piazza economica svizzera nel 2026, in un contesto di tensioni geopolitiche ed economiche globali.

Le persistenti tensioni internazionali pesano sull’economia nazionale, indica economiesuisse in un comunicato, precisando che il Paese ha bisogno di una “politica economica affidabile che punti su un’ampia diversificazione delle relazioni commerciali e su condizioni quadro attraenti”. L’accordo con gli Stati Uniti, quello con il Mercosur e il pacchetto con l’UE sono importanti e non devono essere messi in contrapposizione tra loro.

“Sia l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, che gli Accordi bilaterali III sono importanti affinché la Svizzera possa mantenere la sua capacità di agire sul piano economico”, ha detto Christoph Mäder, presidente dell’associazione, oggi (martedì) a Berna.

In generale, è l’apertura ai mercati a essere considerata importante. Anche per questo, economiesuisse mette in guardia da iniziative come “No a una Svizzera da dieci milioni”, che chiede di introdurre un limite massimo rigido alla popolazione. Già oggi - si pone in evidenza - in molti settori dell’economia e dei servizi pubblici si registra una carenza di manodopera. Sarebbe quindi un errore sbarrare l’accesso alla manodopera estera.

Sempre in quest’ottica, l’organizzazione respinge con fermezza l’iniziativa per un fondo per il clima, in votazione l’8 marzo. L’approvazione del testo comporterebbe infatti “un massiccio aumento della spesa pubblica, a scapito dei contribuenti e della stabilità finanziaria del Paese”.

“Si tratta di un’altra iniziativa che pretende qualcosa dallo Stato senza specificare chi pagherà il conto”, ha rimarcato Monika Rühl, presidente della direzione. L’indebitamento però non è l’unico aspetto che preoccupa economiesuisse: c’è anche il peso di una crescente regolamentazione.

USS: più controlli sul lavoro e aumenti salariali

Dal canto suo, martedì l’Unione Sindacale Svizzera (USS) nella sua conferenza stampa annuale chiede alla Confederazione e ai Cantoni misure più incisive relative alla protezione della salute sul posto di lavoro.  Secondo l’USS le assenze dovute a malattia stanno aumentando in maniera drammatica. Attualmente i datori di lavoro sono controllati a cadenza ventennale: l’Unione chiede che in futuro le verifiche siano svolte ogni due anni.

Il mal di schiena e i disturbi psichici sono le cause principali delle assenze per malattia, secondo uno studio dell’UFSP citato da Gabriela Medici, corresponsabile della segreteria dell’USS. I settori più colpiti sono quelli della vendita, dell’edilizia e della sanità, tra gli altri. L’USS raccomanda di controllare i datori di lavoro ogni due anni.

I sindacati hanno pure sottolineato un’evoluzione insufficiente degli stipendi, chiedendo aumenti in particolare per le classi inferiori e medie, onde evitare una perdita di salario reale.

L’USS si è inoltre opposta all’estensione del lavoro domenicale e all’allungamento delle giornate lavorative fino a 17 ore decise dal Consiglio nazionale. Si ritiene necessario assumere personale a sufficienza, stabilire orari garantiti di lavoro e riposo, così come applicare rigorosamente a protezione della salute, come previsto nel diritto del lavoro.

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