Svizzera

Licenziati e ostracizzati, l’ingrato destino dei whistleblower

L’ospedale di Zurigo loda dopo anni il chirurgo che svelò il “caso Maisano”, ma allora perse il lavoro - In Svizzera manca protezione per chi porta alla luce abusi, specie nel privato

  • Oggi, 06:00
  • Oggi, 06:39
Chi segnala abusi, mette spesso a repentaglio la propria carriera

Chi segnala abusi, mette spesso a repentaglio la propria carriera

  • Imago
Di: SRF - Dominique Bitschnau  - Stefano Pongan, Adattamento in italiano

“Ringrazio il whistleblower” che ha portato alla luce i problemi della cardiochirurgia, “merita tutto il nostro rispetto”. Le parole della direttrice dell’Ospedale universitario di Zurigo (USZ), Monika Jänicke, intervistata dalla SonntagsZeitung nel fine settimana appena trascorso, evidenziano una contraddizione irrisolta. Quella relativa al ruolo di chi - con le sue rivelazioni - fa scoprire all’interno di un’organizzazione pratiche irregolari o persino illecite, esponendosi però con questa sua denuncia a ritorsioni di colleghi o superiori. Una figura per la quale, come rilevava pure l’Accademia della Crusca una decina di anni fa, nella lingua italiana non esiste nemmeno un termine preciso (si parla spesso di informatore) e che nella legge svizzera è insufficientemente protetta.

Cosa è successo a Zurigo

Perché una contraddizione irrisolta? Perché André Plass, l’uomo che nel 2019 rivelò quello che oggi è conosciuto come il “caso Maisano” e per questo viene oggi lodato, allora pagò a caro prezzo quelle segnalazioni. Il chirurgo, che SRF intervistò già nel 2021, finì a sua volta al centro delle critiche e perse infine il posto di lavoro.

immagine
02:46

L'Unispital di Zurigo conferma le accuse al cardiochirurgo

Telegiornale 05.05.2026, 20:00

I problemi da lui evidenziati hanno oggi trovato una definitiva conferma nel rapporto sul quinquennio 2016-2020 che l’ospedale ha presentato la scorsa settimana. Nel servizio di cardiochirurgia, l’indagine ha accertato nel periodo sotto la guida del dottor Francesco Maisano una settantina di decessi in eccesso, 11 dei quali particolarmente sospetti e segnalati alla procura insieme a 13 casi di uso inappropriato di dispositivi medici. Le cause delle irregolarità - stando al documento - risiedevano in un fallimento gestionale sistemico, a partire dalla nomina del primario senza un’adeguata verifica anche dei suoi conflitti di interesse, in particolare relativi allo sviluppo e alla commercializzazione del “cardioband”, un dispositivo cardiaco impiantato a numerose riprese dall’USZ e oggi ritirato dal commercio.

I rischi del “whistleblower”

Riguardo alle conseguenze che è chiamato ad affrontare chi viene a conoscenza di un caso come questo e decide di non tacere, SRF ricorda che i “whistleblower” vengono spesso considerati eroi nella sfera pubblica, ma privatamente si espongono a grossi rischi. Il caso di André Plass non è unico, in molti casi questi informatori sono stati licenziati, ostracizzati o addirittura perseguiti penalmente. Lo conferma anche Urs Thalmann di Transparency International Svizzera: “Purtroppo molti perdono ancora il lavoro e, riguardo ai problemi da loro segnalati, non constatano alcun miglioramento”. Inoltre, faticano in seguito a ricostruirsi una carriera nello stesso ramo, ed è questo il caso anche per il dottor Plass.

La situazione in Svizzera

In Svizzera manca una normativa esplicita che regoli i casi di “whistleblowing” nell’economia privata. I dipendenti sono tenuti nei confronti del datore di lavoro a un dovere di lealtà e riservatezza, dal quale possono essere liberati in presenza di “interesse preponderante” a rendere pubbliche delle informazioni. Il bilanciamento di questi opposti interessi, tuttavia, è difficile da predeterminare ed è compito dei tribunali.

Famosi whistleblower svizzeri

La situazione è diversa per i dipendenti della Confederazione, che sono legalmente protetti da svantaggi professionali se hanno fornito indicazioni “in buona fede”.

Dal 2011, “gli impiegati della Confederazione sono tenuti a denunciare ai loro superiori, al Controllo federale delle finanze e alle autorità di perseguimento penale tutti i crimini e i delitti perseguibili d’ufficio che constatano o che sono state loro segnalati nell’esercizio della loro funzione. Ai fini della segnalazione è sufficiente addurre un sospetto fondato e non è necessario fornire prove”, precisa sulla sua pagina lo stesso CDF, che è l’organo preposto a ricevere le segnalazioni (anche da privati) che riguardano l’amministrazione pubblica e le organizzazioni vicine alla Confederazione o beneficiarie di sussidi.

Evoluzione del numero di segnalazioni al CDF

Evoluzione del numero di segnalazioni al CDF

  • Controllo federale delle finanze

La protezione nell’UE è garantita

Le norme a protezione dei whistleblower sono ancorate soprattutto nella lingua e nella tradizione normativa anglosassone. Il termine fa la sua comparsa nell’Oxford English Dictionary nel 1986, con una connotazione positiva legata all’impegno civile, alla quale ha contribuito l’attivista statunitense Ralph Nader, in contrapposizione ad accezioni negative precedenti che lo accomunavano piuttosto a termini come spione o talpa. Negli Stati Uniti una prima norma in materia risale al 1863 ed esiste un Whistleblower Protection Act del 1989 che non si estende però a tutte le categorie, escludendo fra gli altri militari in divisa e membri delle organizzazioni di intelligence. Basti pensare a questo proposito alle accuse di spionaggio a carico di Bradley (poi divenuto Chelsea) Manning, fonte degli Iraq War e Afghan War Logs di Wikileaks nel 2010, e di Edward Snowden, che svelò programmi di sorveglianza illegali della NSA nel 2013.

Il Regno Unito ha elaborato una norma particolarmente completa nel 1998, il Public Interest Disclosure Act, mentre l’Unione Europea ha pubblicato nel 2019 una linea direttiva, che fra le altre cose obbliga le imprese con più di 50 dipendenti a disporre internamente di un punto di riferimento, di un ufficio al quale può rivolgersi chi viene a conoscenza di irregolarità e abusi.

La critica

Transparency International evidenzia la mancanza in Svizzera di un quadro legale per la protezione legale dei “whistleblower”. “Questo rende la situazione elvetica abbastanza infelice, soprattutto nel confronto con il resto dell’Europa”, secondo Urs Thalmann.

La Svizzera ha firmato nel 2000 una Convenzione dell’OCSE che riguarda esclusivamente il settore pubblico. La stessa Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico chiede da 20 anni allo Stato elvetico di proteggere meglio chi porta alla luce abusi. Un rapporto del 2025 ricorda come tutti i tentativi legislativi dal 2018 siano falliti.

Per Transparency International, il cambiamento deve avvenire non solo nella legge e nella politica, ma anche nella società. “Dobbiamo interiorizzare maggiormente, dove sta la differenza fra denunciare con cattive intenzioni e mandare segnalazioni in buona fede”.

La situazione è se possibile ancora peggiorata nel 2015, con la modifica dell’articolo 47 della legge sulle banche, che punisce non solo la violazione del segreto, ma con il carcere anche le persone che utilizzano le informazioni rubate, giornalisti compresi. Per questo la stampa elvetica si deve astenere ormai anche dal partecipare a inchieste internazionali basate su dati sottratti a istituti di credito. Una norma simile è un caso unico in Paesi democratici. Altrove divulgare simili informazioni, se di interesse pubblico, non è reato.

10:13
Foto d'archivio

Il prezzo del silenzio

Alphaville 28.07.2025, 11:30

  • Keystone
  • Natascha Fioretti

A chi rivolgersi

Chi ha indizi su irregolarità o reati dovrebbe cercare il confronto con persone fidate e una consulenza legale, come raccomanda Transparency International Svizzera. Una consulenza con avvocate e avvocati può essere molto utile per valutare la propria situazione, soppesare i rischi e scegliere il modo migliore di procedere.

Dopodiché esiste fondamentalmente una procedura graduale. Prima dovrebbe essere fatta una segnalazione all’interno dell’azienda – nel migliore dei casi presso un ufficio di segnalazione apposito se ne esiste uno. Il datore di lavoro dovrebbe avere la possibilità di risolvere la questione internamente. Se il datore di lavoro non reagisce entro un termine adeguato, si può informare l’autorità competente oppure, nel caso di un reato, si può fare una denuncia presso le autorità di perseguimento penale. Anche rivolgersi ai media è una via possibile, se la rivelazione è nell’interesse pubblico. “Ma tutte queste vie possono comportare rischi per la persona che segnala, motivo per cui è importante valutare correttamente questi rischi”, afferma Urs Thalmann di Transparency.

Sono disponibili alcune piattaforme, come whistleblow.ch gestita da avvocati svizzeri, che si offre come intermediario fra il denunciante e l’organizzazione interessata, per la quale il primo rimane anonimo.

Cosa dice la politica

La definizione di whistleblower non è chiara nemmeno nel mondo politico ed è questo uno dei motivi per il quale il Nazionale ha accantonato nel 2024 una mozione che invece il Consiglio degli Stati aveva accettato. Secondo Barbara Steinemann (UDC), non si può estendere una protezione dal licenziamenti, magari per decenni, a chiunque inoltra segnalazioni di irregolarità. A suo avviso, molti di quanti si considerano “whistleblower” sono “traditori, persone che si vendicano, o vogliono atteggiarsi a eroi”. Non è d’accordo un’altra deputata, Siberl Arslan (Verdi), che ammette le difficoltà di definizione, ma ritiene che questo non sia un motivo per rinunciare a una regolamentazione.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare