La Svizzera ha interrotto l’autunno scorso i pagamenti per l’acquisto del sistema di difesa aerea Patriot, la cui consegna è in ritardo di diversi anni perché la produzione non segue il passo dell’abbondante utilizzo di queste armi in Ucraina e ora anche nella guerra in corso nel Golfo. La misura decisa dalla Confederazione doveva servire come mezzo di pressione su Washington, per la quale Berna non è un cliente prioritario. Tuttavia, è un’arma spuntata, come mostrano ricerche di SRF: gli Stati Uniti stanno infatti semplicemente prelevando fondi da quanto la Svizzera sta pagando per i caccia F-35.
Il capo dell’armamento Urs Loher lo ha confermato e a SRF ha specificato anche la somma deviata da un progetto all’altro. Su pressione statunitense, tuttavia, questa non può più essere precisata. Si tratta in ogni caso di un ammontare significativamente superiore ai 100 milioni di franchi.
Come è possibile? Semplicemente perché ogni acquisto di armamenti statunitensi non è negoziato direttamente con il produttore, ma attraverso l’amministrazione statunitense (per la precisione attraverso il Foreign Military Sales Program, FMS), dove i pagamenti elvetici confluiscono in un unico fondo, indipendentemente dal fatto che siano legati ai Patriot o agli F-35. Se manca denaro per un progetto, Washington può prelevarlo da quello destinato all’altro.
“Dal mio punto di vista una situazione molto insoddisfacente”, riconosce Loher. Perché ora è il Dipartimento della difesa a ritrovarsi sotto pressione: i fondi dirottati creano infatti lacune nell’acquisto dei caccia, già ridimensionato, lacune che vanno colmate. Il DDPS a fine 2025 ha già dovuto provvedere a questo scopo a un versamento di diverse dozzine di milioni, che ha aggravato le ben note difficoltà finanziarie: mancano i mezzi per chiudere acquisti di equipaggiamento già decisi.
Loher, ciononostante, difende lo stop ai pagamenti per i Patriot di cui sopra: si è trattato secondo lui di “un importante segnale politico”. Trattative sono in corso per rinviare i versamenti (come peraltro è stata rinviata la consegna) senza che l’operazione F-35 ne risenta. L’esito è incerto ma il capo dell’armamento è piuttosto fatalista: “I rapporti di forza sono piuttosto chiari”.
Queste nuove rivelazioni, inoltre, non fanno che alimentare le critiche sia sull’operato del Dipartimento che sui rapporti in questo ambito con Washington. La socialista Priska Seiler-Graf chiede nuovamente di abbandonare il progetto Patriot e il suo partito vorrebbe anche rinunciare a ogni acquisto di armamento statunitense in futuro. Anche Werner Salzmann, dell’UDC, riconosce che la fiducia negli Stati Uniti come partner ne ha risentito: “Sorgono sempre più spesso problemi con l’FMS. Dobbiamo riflettere se vorremo sottoscrivere ancora simili contratti in futuro”.

Difesa, il Governo chiede 3,4 miliardi di franchi
Telegiornale 20.03.2026, 20:00








