Il Canton Basilea città ha dato il via a una campagna di sensibilizzazione per ridurre la povertà in età avanzata, una campagna che potrebbe fare scuola. Visto che in molti, pur avendone diritto, non richiedono le prestazioni complementari, l’amministrazione cantonale ha iniziato a contattare personalmente oltre 4’000 persone. Per la precisione, a partire da inizio febbraio, 4’300 lettere sono state recapitate ai potenziali aventi diritto alle prestazioni complementari di AVS o AI. Ogni busta contiene tutte le informazioni necessarie sui requisiti di idoneità e sui passi da intraprendere per inoltrare eventuali richieste. Il progetto vede anche il coinvolgimento di Pro Senectute e Pro Infirmis, pronte a offrire supporto nelle procedure, qualora necessario.
Vera Frei, dell’ufficio cantonale basilese dei contributi sociali, spiega che ci sono diversi motivi per cui le persone non richiedono gli aiuti che spetterebbero loro di diritto. Uno studio cantonale del 2024 ha evidenziato che la principale barriera è la mancanza di informazioni. Molti non sanno a chi rivolgersi, faticano a trovare le informazioni necessarie o provano vergogna nel chiedere aiuto. Secondo lo studio basilese, ben una persona su tre si troverebbe in questa situazione, un dato che ha innescato importanti decisioni politiche.
Questa campagna informativa- precisa ancora Frei - è stata possibile dopo che il Gran consiglio di Basilea città ha approvato l’anno scorso i necessari cambiamenti legislativi in materia di protezione dati. Un passo decisivo per poter far capo alle dichiarazioni d’imposta delle persone per individuare gli oltre 4’000 potenziali beneficiari di prestazioni, da contattare. Attualmente sono circa 16’000 le persone che a Basilea città fanno già capo alle prestazioni complementari per riuscire a coprire tutte le spese sanitarie e di sostentamento.
Il Ticino osserva con cautela criticità e prospettive
In Ticino le autorità seguono con attenzione la decisione di Basilea Città, non ritenendo tuttavia al momento necessario modificare il sistema attuale Si attendono invece i dati dell’iniziativa basilese per poterli analizzare. L’Istituto delle assicurazioni sociali, interpellato dalla RSI, ha evidenziato da subito alcune problematiche. Oltre alla palese questione della privacy dei dati, si sottolinea che i dati fiscali non offrono una fotografia esatta della situazione attuale, essendo spesso datati di un paio d’anni e non contenendo tutte le informazioni necessarie per le prestazioni complementari. Il rischio, quindi, è di invitare persone a fare richieste che dovranno poi essere respinte, generando malumori.
Paolo Nodari, direttore di Pro Senectute, vede di buon occhio l’idea alla base della scelta di Basilea Città. “È un approccio interessante perché punta a essere più proattivi. Mostra che non basta aspettare che le persone bussino alla porta, bisogna anche intercettare chi rischia di restare indietro.” Nodari sottolinea però l’importanza di agire nel rispetto della protezione dei dati e, soprattutto nelle situazioni più fragili, di accompagnare l’iniziativa con un’adeguata consulenza.
L’attuale sistema di informazione nei confronti della popolazione convince le autorità, visto anche che il 18% degli anziani in Ticino beneficia delle complementari contro il 12% della media nazionale. Il sistema adottato a Basilea città ha però il vantaggio di aver dato un’idea del numero delle persone che avrebbero diritto alle complementari ma non le richiedono, mentre in Ticino manca una stima simile. Sempre Nodari riferisce che un recente sondaggio condotto in Svizzera indica che circa una persona su sei avente diritto alle prestazioni complementari non le richiede. Le ragioni sono molteplici: procedure complesse, mancanza di informazioni chiare, pudore, timore di stigmatizzazione, scarsa fiducia nelle istituzioni e preoccupazioni legate alla restituzione delle prestazioni dopo il decesso. Questo fenomeno colpisce in particolare le persone molto anziane, sole, con problemi di salute o barriere linguistiche. Per questo, il lavoro di accompagnamento e consulenza è fondamentale.
La complessità del quadro legislativo è riconosciuta anche dalle autorità, che si affidano all’ampia rete di sostegno sul territorio, di cui Pro Senectute fa parte. “In Ticino e Moesano - conclude Nodari - le nostre 26 assistenti sociali incontrano ogni anno più di 5’000 persone. Di queste, più della metà segnala difficoltà amministrative, tra cui naturalmente la questione della prestazione complementare. Spesso, senza questo supporto, molte persone rinuncerebbero. Il nostro ruolo è fare da ponte fra il sistema e le persone, tra regole complesse e soluzioni concrete.”
Il Canton Ticino continuerà a seguire e analizzare tutte le iniziative intraprese dagli altri Cantoni. Se il modello di Basilea Città dovesse dimostrarsi vincente nel tempo, potrebbe fare scuola anche a sud delle Alpi.







