Svizzera

"Sì" all'accordo con la Cina

Il Consiglio nazionale ha approvato l’intesa di libero scambio con Pechino senza riferimenti espliciti ai diritti umani; bocciata la proposta di referendum

  • 10.12.2013, 10:28
  • 4 maggio, 12:26
Johann Schneider-Ammann ha firmato lo scorso luglio l'accordo di libero scambio con Pechino

Johann Schneider-Ammann ha firmato lo scorso luglio l'accordo di libero scambio con Pechino

  • REUTERS

Il Consiglio nazionale ha approvato questo martedì, con 120 voti contro 46 e 16 astenuti, l'accordo di libero scambio con la Cina. La Camera del popolo non ha invece lasciato spazio a riferimenti espliciti ai diritti umani o del lavoro, e ha respinto l'idea di sottoporre il testo a referendum facoltativo con 109 voti contrari, 52 favorevoli e 21 astenuti.

I deputati si sono espressi su due proposte di minoranza che chiedevano maggiore trasparenza e protezione di diritti umani, del lavoro e dell'ambiente. La Commissione della politica estera proponeva di respingerle entrambe e ha difeso il testo nella sua integrità.

L’accordo

Frutto di due anni e mezzo di trattative, l’intesa con Pechino si riferisce a numerosi settori: prodotti industriali, alcuni prodotti agricoli, regole d'origine, procedure doganali, agevolazioni commerciali, barriere non tariffarie al commercio, provvedimenti a protezione della politica commerciale e servizi.

È prevista anche la protezione della proprietà intellettuale, la promozione degli investimenti, la concorrenza, la trasparenza negli appalti pubblici, la collaborazione in ambito economico e tecnico e disposizioni di carattere istituzionale.

ATS/LudoC./PaB

Il giornalista economico Alfonso Tuor , esperto anche della realtà cinese, ai microfoni dei colleghi di Albachiara ha affermato che per la Svizzera l’intesa è un’opportunità importante perché facilita le esportazioni verso la Cina che “è un grande mercato, soprattutto per i prodotti farmaceutici e di lusso”. Potrebbe anche rivelarsi uno spazio privilegiato per prodotti dei contadini come il latte, destinato alle fasce medio alte della società, poiché nel paese orientale la gente ha paura, visti gli scandali recenti, d’intossicazioni alimentari. L’accordo inoltre crea dei vantaggi per la Svizzera nei confronti dell’Unione Europea, i cui membri non possono siglare testi singolarmente con la potenza emergente.

Sui problemi dei diritti dell'uomo, secondo il giornalista, la Cina “non è più quella di Mao, non è più uno Stato totalitario ma autoritario, che, nella logica cinese, ha raggiunto risultati eccezionali”, come la scomparsa del dilemma della fame e l’allargamento del ceto medio. (ascolta l’audio sotto).

Gallery audio - "Sì" all'accordo con la Cina

  • L'analisi del giornalista economico Alfonso Tuor

    RSI Info 10.12.2013, 11:05

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  • PP 12.00 - La corrispondenza di Johnny Canonica

    RSI Info 10.12.2013, 12:48

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  • RG 18.30 - La corrispondenza di Johnny Canonica

    RSI Info 10.12.2013, 18:21

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