Da dieci anni i redditi bassi e medi scendono in Svizzera, mentre i più ricchi vedono i loro salari aumentare, sostiene un’analisi presentata martedì dall’Unione sindacale svizzera (USS). Le donne sono particolarmente colpite da questa perdita di potere d’acquisto.
Nel suo rapporto, l’USS traccia un bilancio severo dell’evoluzione dei redditi in Svizzera nel corso dell’ultimo decennio. I salari reali della classe media sono stagnati tra il 2016 e il 2026. Questa situazione contrasta con il periodo dal 2006 al 2016, durante il quale i salari reali erano aumentati dello 0,9% all’anno in termini reali, nonostante la crisi finanziaria.
Anche la produttività è aumentata di circa l’1% all’anno negli ultimi anni, senza che questo si sia però ripercosso sui salari. Sono soprattutto i datori di lavoro e gli azionisti ad averne beneficiato, grazie a margini più elevati e a distribuzioni di dividendi, riferisce l’USS. Per i salariati non c’è stata talvolta nemmeno più la compensazione del rincaro.
Al contrario, i salari dell’1% dei salariati meglio retribuiti sono aumentati di oltre il 16% dal 2016.
Le donne particolarmente colpite
Queste perdite di potere d’acquisto colpiscono particolarmente le donne, rileva il rapporto. Guadagnano in media 2’000 franchi in meno al mese rispetto agli uomini. Una donna su due guadagna meno di 5’000 franchi, mentre la metà degli uomini guadagna meno di 7’000 franchi. “Si tratta di uno scarto allarmante”, afferma il sindacato.
Secondo Daniel Lampart, coresponsabile della segreteria dell’USS ed economista capo, questa differenza si spiega da un lato con un tasso di occupazione più basso, poiché le donne si assumono ancora la maggior parte del lavoro non retribuito.
L’altro motivo dipende dai salari più bassi nelle professioni esercitate dalle donne. I circa 500 franchi restanti rimangono “inspiegati” perché una parte di questa somma è “direttamente legata alla discriminazione”.
Questa situazione ha conseguenze dirette sul livello di vita: quando sono disoccupate o in pensione “hanno meno prestazioni”. “Questo si ripercuote per tutta la vita”, ha dichiarato Lampart. Oltre l’11% delle donne deve ricorrere alle prestazioni complementari al momento della pensione, una proporzione che aumenta con l’età.
Casse malati e imposte sotto accusa
Il rapporto evidenzia anche il carico crescente dei premi dell’assicurazione malattia, che pesa fortemente sui bilanci delle economie domestiche a reddito basso e medio. Questo carico non è compensato dalla politica fiscale, secondo i sindacati.
Al contrario, una tendenza alle riduzioni d’imposta si osserva in numerosi Cantoni dal 2024. Di questi sgravi beneficiano principalmente i redditi più alti e ciò amplia ulteriormente le disuguaglianze, deplora il sindacato. L’effetto progressivo dell’imposta diretta è indebolito dall’effetto regressivo dei premi malattia. Infatti, sono identici per ogni persona, qualunque sia il reddito.
Compensazione automatica del rincaro
“È un’evoluzione indesiderabile sotto tutti i punti di vista”, ha indicato Lampart. “La Svizzera è diventata meno sociale nel corso degli ultimi 10 anni, soprattutto per quanto riguarda i salari”, ha aggiunto. Di fronte a queste constatazioni, l’USS reclama un’inversione di rotta della politica salariale e fiscale.
Per l’organizzazione sindacale “la compensazione automatica del rincaro deve tornare a essere la regola” nelle negoziazioni salariali. L’USS rivendica che ogni persona che ha concluso un apprendistato debba guadagnare almeno 5’000 franchi al mese a tempo pieno. Più in generale, non dovrebbero più esserci in Svizzera salari inferiori a 4’500 franchi al mese per un tempo pieno.
Infine, l’USS invita i Cantoni a utilizzare i loro margini di manovra finanziari per “ridurre sensibilmente i premi dell’assicurazione malattia piuttosto che accordare nuove riduzioni d’imposta”.

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Notiziario 07.07.2026, 15:00
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