L'indagine sull'uso di gas nervini, in Siria, è finita: i periti dell'ONU, partiti all’alba di sabato, sono già arrivati in Libano, ma Barack Obama, a Washington, sta ancora riflettendo su un'azione militare contro Damasco.
Ieri sera, il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, incontrando i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, ha affermato che "per l'analisi dei campioni prelevati in Siria, potrebbero servire due settimane."
Obama critica lo stallo all'ONU, incapace (a suo dire) di concordare quella che reputa "una giusta punizione, per chi è ricorso alle armi chimiche."
Obama attendista
"Non ho ancora preso una decisione finale; assieme al mio team militare stiamo considerando un'ampia gamma di opzioni", ha detto il presidente degli Stati Uniti, aggiungendo di stare valutando "un'azione limitata e non a tempo indeterminato, in Siria".
L'uso di armi chimiche da parte di Assad, per il capo della Casa Bianca, "è una sfida al mondo" e costituisce una minaccia per gli interessi nazionali degli Stati Uniti e quelli di alleati come Israele, Giordania e Turchia."
"John Kerry ha mentito"
Damasco dal canto suo, per bocca del ministro degli esteri Walid al Mualim, ha ribatdito la propria estraneità nell'uso di armi chimiche, affermando che le parole del segretario di Stato americano John Kerry, secondo cui il regime di Assad ha utilizzato neurotossine, sono "bugie, dette nel disperato tentativo di giustificare un'aggressione contro la Siria".
Red.MM
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