Il dramma di domenica a Würenlingen risolleva l'annosa questione della sicurezza e delle armi detenute da privati non dichiarate. Un aspetto che suscita una riflessione sul lavoro e sulla responsabilità delle autorità di protezione.
Il criminologo Marcelo Aebi, ai microfoni della RSI è convinto che "senza l'arma non ci sarebbero stati morti", per quanto egli sia d'accordo con il portavoce della polizia cantonale argoviese, Bernhard Graser, che domenica aveva dichiarato come questo caso dimostri "una volta di più che un criminale intenzionato a commettere un reato trova il modo di procurarsi l'arma".
Secondo il professore "un registro delle armi in circolazione in Svizzera non eliminerebbe questo tipo di drammi, ma dovrebbe esistere poiché contribuirebbe a ridurre il rischio che avvengano", ricordando che gli omicidi in Svizzera come nel resto dell'Europa sono calati, dato che nella Confederazione se ne contano meno di una sessantina all'anno. E quasi due terzi sono drammi famigliari, categoria rimasta costante nel tempo.
Monica Fornasier/EnCa
RG 08.00 dell'11.05.2015 - Il servizio di Monica Fornasier
RSI Info 11.05.2015, 12:22
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