Il film “Lupi et Oves” del regista Silvio Akai sta diventando uno strumento educativo nelle scuole medie superiori e professionali del Canton Ticino per affrontare il tema del bullismo, con particolare attenzione alla sua declinazione femminile. A Prima Ora, regista e protagoniste della pellicola hanno potuto raccontare la loro esperienza.
Un film ticinese nelle aule
La pellicola, interamente prodotta in Ticino con cast locale, racconta la relazione tra Bianca, una ragazza introversa, e Luna, carismatica ma spietata. Il film viene proposto agli istituti scolastici secondo due modalità: “Visione autonoma nelle classe da parte di un docente” oppure “una visione collettiva, con la presenza mia e spesso delle protagoniste”, spiega il regista. In questo secondo caso, la proiezione e la successiva discussione vengono “accompagnate da un mediatore dell’istituto scolastico”.
“Io non sono un educatore, porto una storia e cerco di trasmettere emozioni”, dice Akai, sottolineando come il ruolo del mediatore scolastico sia fondamentale quando emergono situazioni sensibili o quando studenti condividono esperienze personali drammatiche.
Un tema poco esplorato: il bullismo femminile
La decisione di concentrarsi sul bullismo tra ragazze nasce da precise considerazioni. “Il bullismo è un tema molto delicato: abbiamo deciso di usare quello femminile perché spesso è quello più manipolatorio, più sottile”, afferma il regista. Secondo l’attrice Alessia Oliverio, che interpreta una delle due protagoniste, questa forma di violenza “non viene forse rappresentata sufficientemente”. Nel cinema il tema viene spesso affrontato attraverso “dinamiche tra maschi”, mentre “noi abbiamo rappresentato un bullismo che è molto più subdolo, velato, premeditato”, continua Oliverio.
Emily Pellitteri, che si è calata nei panni della “bulla”, descrive la difficoltà di interpretare “un ruolo così crudele e subdolo”, mentre Oliverio ha sentito “la responsabilità di trattare con delicatezza il personaggio e di trasmettere emozioni vere e autentiche”.
Tra i banchi di scuola ma non solo
Le proiezioni coinvolgono studenti adolescenti, dal primo all’ultimo anno di licei e scuole professionali. “Usciamo da queste proiezioni con un’emozione positiva”, spiega il regista Silvio Akai. Un’esperienza che dev’essere piaciuta pure agli spettatori: gli studenti si avvicinano alle attrici anche dopo le proiezioni, condividendo esperienze personali. “Ci prendono un po’ come punti di riferimento e si aprono tanto con noi”, racconta Oliverio. “Ci raccontano le loro esperienze e si sentono in qualche modo visti e capiti”.
Il progetto, nato fin dall’inizio con l’obiettivo di raggiungere i giovani, si è esteso anche ad associazioni che si occupano di prevenzione del bullismo, psicologi e gruppi di genitori. “Diamo il film come strumento, come partenza per aprire un dialogo e confrontarsi”, conclude il regista.








