Che i membri (e gli ex membri) del CdA del Bellinzona potessero essere chiamati alla cassa per le traversie societarie era risaputo. Ciò che però li ha lasciati sorpresi è la tempistica di chi ha cominciato a chiedere conto degli arretrati.
Quella che, fra l'altro, rischia di essere solo la punta di un iceberg si è materializzata il 22 aprile scorso, giorno in cui il Pretore Marco Ambrosini ha deciso il fallimento dell'ACB, quando l'Ufficio imposte alla fonte ha tempestivamente recapitato una richiesta di pagamento di 63mila franchi a testa, per gli arretrati calcolati al 31 dicembre 2012. Gli scoperti, facendo un calcolo approssimativo su 7-8 persone, ammonterebbero quindi a non meno di 400mila franchi.
A confermare l'accaduto è Padre Callisto Caldelari, che insieme con altri ex membri del CdA ha chiesto spiegazioni sulla procedura in corso. Si è così scoperto che la riscossione in sé è incontestabile, ma che a far difetto potrebbe essere come detto la tempistica, cui si aggiunge un calcolo ritenuto ingiusto. Perché stando ai destinatari delle fatture, una simile richiesta andrebbe formulata solo a società scomparsa o perlomeno ad emissione di un Attestato carenza beni. E perché, sempre a loro dire, all'interno del Consiglio d'amministrazione vi erano responsabilità differenti, in virtù delle quali un pagamento -per così dire- alla romana non sarebbe opportuno.
Osservazioni, queste, recapitate all'Ufficio imposte alla fonte (che fra l'altro aveva fissato in 10 giorni il termine di pagamento; termine quindi scaduto ieri), nella speranza di ottenere una revisione della procedura d'incasso avviata nei loro confronti.
Gian Paolo Driussi
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