Cinquantacinque anni fa nasceva in Ticino ATED, l’Associazione ticinese elaborazione dati. Era l’inizio degli anni ‘70, all’epoca dei primi computer che allora venivano chiamati “calcolatori” o “cervelli elettronici”. Una sigla che è rimasta per indicare quella che è diventata l’Associazione ticinese evoluzione digitale, organizzazione mantello per tutto l’ecosistema digitale in Ticino. Oggi ATED rappresenta circa 200 aziende e 7’000 persone impiegate nelle ditte associate. Un settore però ben più ampio numericamente, perché sono oltre 16’000 i professionisti che lavorano con queste tecnologie a sud delle Alpi.
“Oggi con la velocità con cui evolve la tecnologia e con l’arrivo di nuove professioni crediamo sia il momento di muoverci a tutela di questo settore. Questo mantello vuole quindi abbracciare e diventare la casa del settore Tech digital in Ticino per aiutare laddove ci sia la necessità”, afferma al microfono del Quotidiano Cristina Giotto Boggia, direttrice dell’ATED.
Non un gruppo padronale né un sindacato, ma un’organizzazione, a propria volta formata da alcune associazioni di categoria, che vuole porsi come interlocutrice nel mondo economico, spiegando quali sono i mestieri legati alle tecnologie digitali (in Svizzera sono 250 le professioni nel ramo), quali sono le competenze e cosa fare perché le retribuzioni siano adeguate.
“Un aspetto che potremmo incentivare è la collaborazione tra piccole aziende per creare un tessuto più capillare ed eterogeneo con l’obiettivo di rendere più forte il nostro territorio che è comunque fortemente proattivo”.









