Il Tribunale federale ha bocciato l’amnistia fiscale cantonale, approvata dal popolo ticinese nella votazione del maggio dello scorso anno, in quanto incompatibile con il diritto federale.
La misura prevedeva la possibilità per chi ha evaso il fisco di autodenunciarsi nel 2014 e 2015, evitando sanzioni e pagando il dovuto dell’ultimo decennio, con uno sconto del 70% sulla normale aliquota.
La massima corte ha accolto il ricorso presentato dal Partito socialista ticinese, che comunica la decisione esprimendo la propria soddisfazione e nel contempo invita a proseguire con la creazione del fondo per sostenere l'occupazione, a cui sarebbero dovuti andare i primi 20 milioni raccolti con l'amnistia, se necessario ricorrendo agli introiti derivati dalle autodenunce.
sf/ludoC
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Dal Quotidiano
La reazione del Governo: "Coscienti dei rischi"
La reazione dei partiti
“La decisione è stata presa dalla maggioranza del Parlamento, ma noi per ben due volte avevamo chiesto di fare una perizia giuridica visto che il progetto presentava molti dubbi”. Si è espressa così ai nostri microfoni Pelin Kandemir Bordoli, promotrice del ricorso accolto dal Tribunale federale contro l’amnistia fiscale cantonale. Secondo la deputata socialista, anche se il cantone non incasserà i 35 milioni stimati dall’emersione dei capitali, il fondo speciale per il lavoro deve comunque essere creato (AUDIO).
“È un peccato che la volontà popolare non sarà rispettata: del tema si tornerà comunque a parlare dell’amnistia a livello federale, ma in Ticino il progetto è ormai caduto. In tema di occupazione ci sono varie mozioni sul tavolo tocca ora al Governo valutare qual è la più efficace per tutelare il mercato del lavoro”, è invece la dichiarazione rilasciata alla RSI da Christian Vitta, capogruppo in Gran Consiglio per il PLRT (AUDIO).





