Per Flavio Bomio è il primo giorno di processo e i lineamenti del suo viso sono contratti. Come prima di una gara, prima di giocarsi tutto. Lo sguardo è intimidito, il passo zoppicante, appesantito da oltre un anno e mezzo di carcere. Nell’aula penale di Lugano l’ex presidente e uomo forte della Società nuoto di Bellinzona (SNB) tradisce insicurezza. I suoi occhi non vogliono il pubblico, sono quasi persi. Non sfiorano quelli della quindicina di giornalisti in aula, non sfidano quello delle poche vittime presenti e dei loro rappresentanti legali.
Il 71enne, chiamato a rispondere di una serie di reati contro l’integrità sessuale dei minori, si concede un breve saluto alla Corte presieduta dal giudice Marco Villa, come a sincerarsi di essere nel posto giusto.
Prima di sedersi sul banco degli imputati e di riabbassare di nuovo la testa, lo sguardo di Bomio scatta alla ricerca di chi lo assisterà in questo processo di primo grado, l'avvocato Maria Galliani. Come se l’ex dirigente della SNB, noto piuttosto per il suo carisma e la sua personalità autoritaria, cercasse fiducia e rassicurazione. Come forse facevano i suoi atleti prima di tuffarsi in acqua. Gli stessi che, stando all’atto d’accusa redatto dal procuratore pubblico Amos Pagnamenta, avrebbero subito centinaia d’abusi, toccamenti e attenzioni dell’ex commissario tecnico. Prima, durante e dopo gli allenamenti. Per periodi prolungati oppure occasionalmente dal 1998 al 2011, a Bellinzona o durante le numerose trasferte intraprese dalla squadra guidata dall’ex docente in pensione.
"Non ho passato, non più un futuro"
Alla domanda del giudice sui suoi progetti futuri, il 71enne riprende vigore e risponde “Della nostra vita rimangono solo i misfatti. Non ho passato e non ho più un futuro. Aspetterò di morire”. Poi precisa che il suo futuro lo immagina anche lontano dal Ticino.
Davide Paggi
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