Non solo il delitto, ma anche il tentativo di nasconderne le tracce simulando una disgrazia. È l’ipotesi attorno alla quale stanno lavorando gli inquirenti che indagano sulla morte del 30enne ucciso il 3 ottobre scorso, a colpi di sedia e coltello, nel suo appartamento di Brissago.
La pista è spuntata dopo l’esame di due oggetti trovati accanto al cadavere, una bottiglia di whisky e un manico di pentola. Oggetti sui quali è stato rinvenuto il DNA di uno dei due imputati, l’uomo.
Il 25enne, difeso da Marzio Gianora, ha però negato d’aver voluto inscenare un infortunio domestico dovuto all’assunzione di alcol. Altrettanto ha fatto la compagna, rappresentata da Giorgia Gianoni-Maffei, come lui in carcere con l’accusa di assassinio.
I due sono stati sentiti per tutta la giornata di oggi (e non ieri, come riferito da altri media). Un interrogatorio fiume, con tanto di confronto, durante il quale entrambi hanno ribadito le proprie versioni.
Francesco Lepori












