Musica, giochi, attività per bambini, cibo, atéliers e cultura: il Càvea Festival è tornato a vivere nella cornice dell’anfiteatro naturale delle cave di Arzo, dopo tre anni di pausa dovuti prima alla pandemia e poi a difficoltà finanziarie. Un ritorno accolto con entusiasmo da pubblico e organizzatori, che hanno registrato oltre un migliaio di presenze nel corso del fine settimana.
“Siamo molto contenti“, ha dichiarato Matteo Martelli, presidente dell’Associazione Càvea, alle telecamere del Quotidiano. “Buona parte dell’evento è ad accesso gratuito ed è una scelta che credo sia stata premiata dall’affluenza“.
Il programma ha spaziato dalla musica classica di venerdì alle sonorità funk, soul, jazz e afrobeat di sabato sera. Domenica, l’area si è nuovamente animata grazie a un brunch molto partecipato e a numerose attività pensate per un pubblico intergenerazionale.
Nonostante il successo, il futuro del festival resta incerto. Una famiglia residente nel quartiere di Tremona ha presentato un ricorso contro lo svolgimento di eventi nell’area delle cave, lamentando disturbo alla quiete pubblica e contestando i permessi concessi dal Municipio di Mendrisio. Il ricorso ha avuto un impatto concreto già durante l’estate: alcune manifestazioni, come il progetto “La Soleggiata”, sono state spostate altrove, mentre altre hanno subito modifiche agli orari e alla programmazione.
La decisione definitiva del Consiglio di Stato sul contenuto del ricorso è ancora attesa, e potrebbe influenzare le future edizioni del festival e l’utilizzo culturale dell’area. “Noi siamo fiduciosi. Càvea Festival è un evento che non ha soltanto un impatto acustico, ma ha attività anche per le famiglie, atelier, visite guidate“, ha affermato Martelli. “L’idea di base dell’evento è di valorizzare questo spazio in tutti i suoi aspetti“.
Gli organizzatori sperano che una decisione arrivi nelle prossime settimane.