Dopo l’arresto di quattro persone, residenti a Roveredo con permesso B, in un’operazione internazionale antidroga, il Governo grigionese esaminerà la possibilità di adattare la prassi sul rilascio dei permessi di soggiorno.
A differenza del Ticino, infatti, nei Grigioni, come in tutti gli altri Cantoni, non vengono richiesti sistematicamente gli estratti del casellario giudiziale ai cittadini dell’Unione europea, poiché gli accordi bilaterali non permettono alla Svizzera di consultare i casellari senza motivo. Il permesso di soggiorno ai richiedenti e ai loro familiari può essere negato solo se il comportamento della persona in questione rappresenta “un pericolo grave” per l’ordine pubblico, come riferito settimana scorsa dall’Ufficio grigionese della migrazione e del diritto civile.
Peter Peyer (PS), consigliere di Stato grigionese, ha affermato che si valuterà “se il diritto superiore permette di adeguare la prassi nei Grigioni. Se non dovesse essere il caso, si dovrebbe eventualmente sollecitare un adeguamento legislativo a livello federale”.
Ed è proprio la differenza di procedure ad essere oggetto di discussioni, per capire se questa sia conforme al diritto federale. Diversità che ha sollecitato, settimana scorsa, diversi interrogativi da parte del Municipio di Roveredo: “Com’è possibile che una persona ritenuta troppo rischiosa per ottenere un permesso in Ticino venga invece accolta nei Grigioni?”. Domanda a cui Peyer ha risposto martedì: “Ci metteremo in contatto con l’Ufficio cantonale responsabile e poi forniremo una risposta al Comune”, ricordando che ciò richiederà del tempo.
L’importanza dell’assetto amministrativo nella lotta alla criminalità organizzata
Il tema dei permessi di soggiorno e delle società buca lettere fa discutere da diverso tempo, al punto che nel 2018 nel Moesano era stata organizzata una tavola rotonda alla presenza della polizia cantonale e delle istituzioni. Si sta perciò valutando se sia opportuno organizzare nuovamente un incontro simile.
La lotta alla criminalità organizzata richiede quindi il coinvolgimento di più attori e questo viene prima dell’azione penale e delle operazioni di polizia, ma “con i controlli amministrativi, con le procedure di autorizzazione o anche con l’individuazione di anomalie, ad esempio quando un immobile cambia proprietario”, ha spiegato Peyer.
Anche a livello federale si discute di metodi di contrasto
Il Consiglio federale ha approvato la strategia per la lotta alla criminalità a livello nazionale lo scorso dicembre, con l’obiettivo di impedire che questa trovi terreno fertile per infiltrarsi in Svizzera. Il piano d’azione verrà definito entro la fine del 2026 e, nel frattempo, il governo vuole creare la base costituzionale per far sì che tutte le polizie cantonali possano consultare reciprocamente le informazioni in loro possesso. Il progetto si trova in fase di consultazione. Secondo Peyer è difficile dire se questi strumenti avrebbero evitato un caso di criminalità organizzata della portata di quello scoperto tra Italia, Francia e Svizzera.
Un tema che rimane d’attualità nei Grigioni
Samuele Censi (PLR), presidente della Deputazione del Grigioni italiano in Gran Consiglio, ha affermato che “quali parlamentari cantonali, ci muoveremo in maniera effettiva nella sessione di aprile”. La possibilità di inoltrare un atto parlamentare è stata discussa, per il momento, solo fra i deputati del Moesano, ma la proposta potrebbe essere estesa anche ai granconsiglieri della Val Bregaglia e della Valposchiavo.

Il Quotidiano
RSI Il Quotidiano 09.03.2026, 19:00






