Nella località mesolcinese di Roveredo ha sede una delle società legate all’organizzazione dedita al traffico di cocaina e al riciclaggio di denaro sgominata la settimana scorsa. Ma questa, a quanto emergerebbe, non è l’unica azienda nella quale erano attivi i quattro arrestati, collegati a un clan campano.
La società schermo con sede in Mesolcina, specializzata nella consulenza e nell’intermediazione di affari in ambito industriale e immobiliare, era uno dei tanti nodi della rete intrecciata tra Svizzera, Italia e vari altri Paesi d’Europa. Per gli inquirenti italiani, le quattro persone residenti a Roveredo (tre italiani e una donna originaria dei Balcani) avevano ruoli di primo piano in varie aziende collegate a quella mesolcinese. Imprese costituite con un obiettivo comune: secondo la Procura antimafia di Napoli, servivano a trovare una giustificazione per il vero fine dell’attività, cioè lo spostamento di ingenti somme di denaro ai fini di riciclaggio. Dall’indagine condotta dai magistrati campani sono emerse, oltre a quella roveredana, società con sede a Budapest e in Costa Azzurra.
Gli inquirenti hanno seguito i soldi e sono così riusciti, analizzando i bonifici, a scoprire le rotte e le finalità. Il modo di operare è praticamente lo stesso per tutti: versamenti di decine e centinaia di migliaia di euro effettuati in assenza di reali rapporti commerciali. E anche per le società con sede all’estero, come per l’azienda di Roveredo, le somme complessive al centro dell’attenzione sono elevate, visto che l’ammontare delle transazioni supera il milione e mezzo di euro. Fiumi di denaro che, secondo la ricostruzione della Procura campana, servivano soprattutto ad acquistare immobili. Oltre all’appartamento di Roveredo e a una villetta da quasi 1,7 milioni di franchi nel Luganese, gli inquirenti hanno individuato anche degli stabili in varie regioni d’Italia e in Francia. I magistrati sono risaliti a un palazzo di dieci appartamenti in una località balneare della Costa Azzurra che si trova a due passi dal Principato di Monaco e a un complesso di edifici a Cannes. Per tutte queste proprietà è stato disposto il sequestro, così come per varie auto sportive, compresa una Porsche targata Grigioni e diversi conti correnti.

Inchiesta antimafia, dopo Roveredo tocca Canobbio
Il Quotidiano 05.03.2026, 19:00








