"C’era una volta…" ha esordito il sindaco di Locarno Alain Scherrer, annunciando i risultati del consuntivo 2015 della Città che presenta un incoraggiante avanzo di esercizio di 6,5 milioni di franchi. C’era una Locarno povera, una sposa senza dote, che nessuno voleva. E c’era una Lugano ricca che addirittura vantava un harem di congiunte pronte a consumare il matrimonio. Con la mente si corre indietro nel tempo ad oltre dieci anni fa. Dinanzi al progetto aggregativo della grande Lugano, dal Ceresio riecheggiava l’invito rivolto al Locarnese a svegliarsi, ad essere più progettuale. E dal Verbano la risposta era “Complimenti per il lavoro fatto, ma con i soldi è più facile avere idee e progetti”.
Oggi c’è la grande Lugano ma con le casse vuote. Nell’ultima legislatura il municipio per motivi di risparmio ha chiuso alcuni gabinetti pubblici. Una misura che per molti ha avuto un impatto devastante soprattutto a livello di immagine. Nonostante lo sforzo a tutti i livelli per il risanamento finanziario, la Città continua a credere nei grandi progetti. Il polo finanziario del Canton Ticino ha pagato le difficoltà del settore bancario e punta parecchio sul trading per recuperare il gettito fiscale perso soprattutto dal 2007. A livello di indotto ci si aspetta molto dal Lac, centro culturale inaugurato lo scorso anno.
Lugano nel corso degli ultimi vent’anni non è cresciuta soltanto per numero di abitanti. Ha frantumato il vecchio Piano Direttore Cantonale, che indicava quale polo turistico e culturale il Locarnese e quale polo amministrativo il Bellinzonese. Quasi tutto infatti ha finito per concentrarsi sulle rive del Ceresio, università compresa.
A Locarno si è consapevoli che non si potrà puntare solo sul Palacinema. Le aggregazioni? Per il momento sono una chimera. Il Sottoceneri era partito in quinta proprio con Lugano, poi è giunta la grande Mendrisio. Il Sopraceneri, con il cambio inizialmente in folle, è partito in seconda: presto nascerà la grande Bellinzona per la quale le elezioni sono state differite al 2017. Intanto Lugano è diventato di fatto un semicantone per capacità di contrattazione. E da questo punto di vista, con la grande Bellinzona, il Locarnese conta sempre meno. Se davvero molto discende dalle finanze sane, ora a Palazzo Marcacci si potrebbero organizzare feste da ballo con molti cavalieri pronti a contendersi la futura sposa. Ma forse tutto non dipende dalla dote. I veri conti la Città deve farli con il benessere percepito dai cittadini dei comuni limitrofi. Insomma, un’aggregazione sarà possibile soltanto se i progetti disegnati per il domani sapranno prevalere sugli immediati interessi particolari di oggi, sulla vivibilità invidiabile e sull’efficienza della prossimità che oggi garantiscono molti enti locali confinanti.
I municipi di Lugano e di Locarno, con un passato e condizioni attuali differenti, sono chiamati a dimostrare nella prossima legislatura la forza delle idee. A meno che, come scriveva Italo Calvino, "Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone".
Oscar Acciari





