Ticino e Grigioni

Dopo il dramma di Kerzers, “malattia mentale e pericolosità, non c’è equazione”

Magda Chiesa, direttrice delle cure dell’OSC: “La risposta efficace è la continuità delle cure, non la chiusura delle persone che è un’illusione”

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Kerzers, persone in raccoglimento sul luogo del dramma
07:42

Kerzers: la presa a carico dei pazienti psichici

SEIDISERA 13.03.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Nicola Lüönd/Spi 

“Non esiste un’equazione malattia mentale e pericolosità”. È la premessa di Magda Chiesa, direttrice delle cure dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (OSC). Con lei, SEIDISERA ha approfondito il tema della gestione delle persone con problemi psicologici gravi, come il 65enne che si è dato fuoco su autopostale a Kerzers, causando la morte di sei persone, fra cui lui stesso.

“È innegabile - spiega la direttrice dell’OSC - che esistano delle situazioni particolarmente complesse in cui c’è anche una componente legata al controllo degli impulsi, specie nella fase più acuta della malattia. Però per queste situazioni l’obiettivo e l’attenzione dei curanti è di non perdere mai il controllo sul percorso di cura della persona”.

Il tema del controllo sociale, secondo l’interlocutrice, “è importante. Ma più importante è sicuramente il tema della cura. L’OSC, nella sua rete di servizi, punta molto alla continuità dell’offerta terapeutica, proprio per evitare che le persone più vulnerabili e più bisognose di cure spariscano, in qualche modo, dal circuito della cura stessa”.

Per evitare, per così dire, situazioni di “fuga sociale”, l’OSC, spiega la direttrice, “da qualche anno ha creato due team che si occupano proprio di questa fetta della nostra utenza, quindi di persone che hanno una psicopatologia importante, che hanno incontrato diverse situazioni di fallimenti di progetti, di reinserimento sociale, soprattutto abitativo”. Nel concreto queste persone vengono sostenute con dei progetti riabilitativi e di reinserimento sociale molto intensivi. “Questo ci ha permesso di risolvere alcune situazioni che sembravano destinate al fallimento continuo”, afferma Magda Chiesa. 

I fatti friburghesi possono indurre nella popolazione il pensiero che certe persone non dovrebbero poter circolare liberamente... “È comprensibilissimo - osserva l’interlocutrice di SEIDISERA - che dopo un fatto del genere la popolazione si senta minacciata. Fortunatamente solo una minima parte degli eventi drammatici che quotidianamente leggiamo sui giornali o ascoltiamo dai media sono imputabili a persone con un disagio psichico”. La chiusura, continua la direttrice dell’OSC, “che spesso viene evocata, è in realtà un’illusione. Le degenze medie in una struttura psichiatrica si aggirano attorno alle tre settimane. Evidentemente, prima o poi, un ritorno alla società ci deve essere”. La risposta più efficace, conclude Magda Chiesa, è di “evitare che la persona fuoriesca dal circuito della cura e soprattutto che si isoli e venga emarginata. Questa può essere la risposta, non una chiusura che non porta in realtà nessun effetto positivo”.

SEIDISERA del 13.03.2026

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