Sindacati e Associazione Imbarco Immediato hanno lanciato un sondaggio per indagare le discriminazioni sul posto di lavoro verso le persone LGBTQIA+. Pubblicato online domenica, il questionario vuole fare luce su una realtà che in Svizzera colpisce almeno la metà dei lavoratori non eterosessuali.
Le segnalazioni, per quanto non siano numerose, ci sono. Chiara Landi, responsabile del settore terziario di UNIA Ticino e Moesa, spiega al Quotidiano RSI che si tratta di “discriminazioni verso persone che vivono un impatto negativo sulla propria carriera professionale e sulla propria salute psico-fisica”.
Per il sindacato si tratta di “una sfida per formarci meglio e acquisire maggiori competenze. Vogliamo sviluppare insieme nuove strategie per contrastare la cultura della discriminazione sui posti di lavoro”, aggiunge.
Persone trans più vulnerabili
Secondo i promotori, se a livello quotidiano le tematiche legate alle persone lesbiche, gay e bisessuali (LGB) sono conosciute, non è lo stesso per le persone trans, queer, intersessuali e asessuate (TQIA+), che sono maggiormente fragili dal punto di vista psicologico e fisico.
“È dovuto a una tutela ancora parziale dal punto di vista legale”, spiega Federico De Angelis, coordinatore dell’Associazione Imbarco Immediato. “L’articolo 261bis del Codice penale prevede solo le normative riguardo all’orientamento sessuale e non l’identità di genere. Le persone trans che subiscono un reato o una discriminazione non possono appellarsi a questo articolo”.
La paura di denunciare
I promotori sottolineano che c’è difficoltà a denunciare. “Non è un passo facile da compiere”, afferma Giulia Petralli, segretaria cantonale VPOD. “La paura è di perdere il posto di lavoro o di subire discriminazioni aggiuntive. Per noi è necessario fare emergere questi problemi. Il fatto che vengano sminuiti o restino invisibili è già di per sé un problema”.
Il sondaggio è pensato secondo i principi d’inclusività e del rispetto dell’anonimato, e può essere compilato fino al 31 luglio.










