L’ondata emotiva che ha valicato i confini grigionesi, seguita all’uccisione martedì scorso di M13, può porre interrogativi sul significato e le cause di un così vasto fenomeno spontaneo che è rimbalzato dai media a internet.
La familiarità dell'orsacchiotto
Lo psicologo Luigi Gianini interpreta questo aspetto individuando possibili relazioni con l’esperienza maturata da ognuno di noi. Probabilmente “l’orso ricopre nel nostro inconscio un qualcosa che ha a che fare con la nostra infanzia” spiega il professionista ticinese, alludendo all’orsacchiotto che molti bimbi hanno avuto modo di apprezzare nella loro tenera età. E quando poi si materializza di nuovo nella realtà, come avvenuto negli scorsi mesi in Valposchiavo, “l’impatto è molto forte”.
Vi è poi un secondo elemento che evidenzia Luigi Gianini in tutta questa vicenda. “Siamo in Svizzera e abbiamo dei plantigradi nella capitale e nel drappo di quel cantone”. In questo senso “l’orso ci tocca da vicino dal punto di vista culturale e identitario”.
Incoerenza assoluta
Se poi si effettua una riflessione “sull’emozione che c’è in ogni persona io penso, come individuo prima che in qualità di psicologo, che si sia assistito a un’assoluta incoerenza”, insiste Gianini. Lo abbiamo fatto convivere con nostre comunità per un periodo, lo abbiamo mediatizzato creando un fenomeno di massa, abbiamo proceduto a sperimentazioni (il chip per individuarlo) e poi di punto in bianco si è deciso di sopprimerlo, facendo prevalere il senso di responsabilità nei confronti della popolazione, che si reputa minacciata dalla sua presenza. Soprattutto dopo l’incontro ravvicinato di sabato scorso con una ragazzina in località Miralago (Poschiavo). Vi sarebbe insomma una chiara “immaturità nella gestione” di questa questione.
Un parallelismo impossibile
Ma è anche vero che proprio in questi giorni ricorre un anno dal tragico incidente in una galleria autostradale a Sierre, dove sono morte 28 persone, tra cui 22 bambini. Pur con tutte le cautele del caso, date dalla difficoltà di raffrontare dal profilo quantitativo le due situazioni, è possibile un confronto tra questi due eventi nella coscienza collettiva? “Sarei prudente nei paragoni, si tratta di due dimensioni diverse che evocano emozioni di diverso grado e diversa natura”, rileva Luigi Gianini.
“Dietro al primo fatto si sono create delle aspettative mentre riguardo all’incidente”, che ovviamente “fa molto male, si produce un effetto di rimozione (la morte poi evoca impotenza) e quindi non farei un parallelismo”. “Non trascurerei infine il fatto che spesso di un determinato fatto si parla in funzione della copertura che ne fanno i media o dello spazio che gli viene riservato sui social media e in internet”.
Leonardo Spagnoli
Gallery image - M13, "elemento identitario e culturale"








