Ticino e Grigioni

Mafiosi nei Grigioni: “le nuove misure, un segnale che non credo basti”

L’intervista a Ciro Formisano, scrittore e giornalista esperto di mafie, sui provvedimenti adottati e studiati dopo i quattro arresti di Roveredo

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Il caso emerso nel Moesano fa discutere da mesi sul da farsi
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Grigioni Sera del 02.07.2026 L’intervista di Stefano Barbusca a Ciro Formisano

RSI Info 03.07.2026, 08:52

  • tipress
Di: Grigioni Sera - Stefano Barbusca / pon 

Il Governo grigionese, dopo aver introdotto l’autodichiarazione dei precedenti penali e dei procedimenti in corso per i cittadini stranieri che richiedono il permesso B, sta valutando come noto la presentazione obbligatoria dell’estratto del casellario giudiziale per chi postula il permesso di dimora nel Moesano, la regione dove risiedevano i quattro presunti mafiosi arrestati a fine febbraio. Dell’utilità di questi provvedimenti si discute ormai da mesi e i pareri sono discordanti. Grigioni Sera ha raccolto il punto di vista di Ciro Formisano, scrittore e giornalista esperto di mafie, in particolare dei clan di Ercolano, la città in provincia di Napoli dalla quale provengono alcuni dei fermati.

“Le misure restrittive introdotte in questi mesi rappresentano sicuramente un segnale importante, anche se credo non basti”, ha risposto Formisano. “È un primo passo, ma non quello fondamentale. Si tratta di ostacoli che le mafie potrebbero teoricamente dribblare abbastanza facilmente, facendo leva sulla fitta rete di collusi incensurati che hanno a disposizione. Secondo me bisogna cambiare un po’ le regole, introdurre un sistema di tracciamento chiaro dei flussi finanziari e anche delle fatture, come il cassetto fiscale italiano, in modo da intercettare in tempo le operazioni opache e colpire con misure di prevenzione come ad esempio le confische, i beni dei mafiosi”, spiega l’esperto.

Ma per quale motivo alcune persone affiliate alla camorra scelgono di trasferirsi proprio in Svizzera, proprio nel Canton Grigioni?

“Le mafie oggi agiscono come delle vere e proprie multinazionali, hanno sede legale nei territori d’origine e basi operative in tutto il mondo. Cercano opportunità economiche, appalti, fondi statali europei, si riuniscono negli studi di notai e commercialisti. Non sparano più perché i loro kalashnikov sono diventati i crediti d’imposta. Basti pensare che per un omicidio si rischia l’ergastolo, per una fattura falsa che riesce a muovere milioni di euro, al massimo qualche mese ai domiciliari”.

Il Governo del Canton Grigioni ritiene indispensabile un ruolo attivo di vari attori, istituzionali e non, nella lotta alle mafie. Lei cosa ne pensa?

“Giovanni Falcone diceva che la lotta alle mafie non va isolata al solo lavoro della magistratura. Occorre coesione, unità di intenti. Ognuno deve fare la propria parte”.

Poco fa ci ha raccontato che le mafie si evolvono, si adattano, diversificano il loro business criminale. Secondo lei per le istituzioni è possibile comprendere a fondo queste dinamiche per combatterle in modo efficace?

“Riuscire a leggere in tempo le dinamiche mafiose in questo momento storico purtroppo è quasi impossibile, soprattutto perché le mafie hanno una marcia in più, hanno più soldi, più competenze, più risorse. Hanno al loro servizio hacker e professionisti che pagano a peso d’oro per investire in mondi inesplorati, come ad esempio il dark web. Mentre invece nelle procure italiane ci sono ancora i computer degli anni ‘90. La sfida è sicuramente impari e a mio avviso occorre investire in professionalità nuove, formarle e pagarle il giusto per evitare che preferiscano la mafia allo Stato. Solo così, forse, potremmo iniziare a leggere le nuove e più articolate dinamiche dell’economia mafiosa”.

Nel suo libro “Scacco alla camorra” racconta storie di una comunità, quella di Ercolano, che non si arrende. Quello di sconfiggere per sempre le mafie resterà solo un sogno?

“Il mio è un libro che parla di speranza, soprattutto perché i sogni aiutano a vivere e ci aiutano a combattere ciò che noi possiamo fare: non arrenderci alla paura, al ricatto delle mafie. Se pensiamo che i camorristi e i mafiosi sono invincibili, hanno già vinto loro. La storia di Ercolano, a mio avviso, ci racconta che un futuro diverso è possibile se esiste unità di intenti. E si tratta, a mio avviso, di un modello sociale e investigativo che può essere esportato anche altrove. L’unica condizione è che tutti facciano la loro parte”.

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Roveredo, mafia e permessi

Falò 19.05.2026, 20:45

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