Il 5 dicembre molti insegnanti incroceranno le braccia in Ticino per manifestare contro la misura di risparmio proposta dal Governo e contenuta nel preventivo 2013, che prevede il taglio salariale del 2%.
Un'agitazione che, di fatto, creerà problemi soprattutto agli studenti che non potranno seguire le lezioni regolarmente. Una questione di non poco conto che preoccupa il direttore del Dipartimento dell'educazione delle cultura e dello sport, Manuele Bertoli, che ricorda: "i genitori sono obbligati a mandare i figli a scuola" e quindi la scuola deve poter garantire un'adeguata accoglienza.
Una posizione che non trova il pieno favore del sindacato VPOD, promotore dell'agitazione, secondo cui "i genitori non hanno l'obbligo di mandare i figli a scuola se c'è uno sciopero". In una lettera al DECS, il sindacato ribadisce oggi che, "riconosciuto che l’obbligo di frequenza scolastica è sancito dalla legge, nessuna norma di diritto cantonale o federale indica la scuola come settore in cui deve essere garantito un servizio minimo in caso di sospensione del lavoro.
... "Cause di forza maggiore possono, in generale, giustificare la chiusura di una o più sedi scolastiche con ciò facendo venire meno l’obbligo di frequentazione da parte degli allievi interessati. Uno sciopero rientra sicuramente tra queste eventualità.
Se, ciò nondimeno, si volesse ammettere la necessità o l’obbligo, in caso di sciopero, di un servizio minimo nel settore scuola, esso non può e non deve di fatto impedire la partecipazione delle maestranze"...
Il sindacato, confermando e ribadendo la propria disponibilità a collaborare per trovare soluzioni affinché tutto si svolga nel modo migliore e senza contrattempi o incidenti, ribadisce di non accettare la “precettazione” di insegnanti che desiderassero prendere parte all’astensione dal lavoro, configurando tale eventualità una "violazione dei diritti costituzionalmente garantiti ".
Gallery video - Scontro a distanza tra DECS e VPOD











