Un’associazione ticinese di volontari nata per dare sostegno ai civili in zone di guerra: si chiama Humanitarian Nursing and Paramedical Aid e questo fine settimana, a Ronco Bedretto, si sono formati i suoi nuovi volontari in vista della settima missione, che li porterà ancora una volta in Ucraina.
Il conforto della presenza
Sono molte le cose che possono dare sollievo a una popolazione colpita dalla guerra: beni di prima necessità, cibo e farmaci. Ma non solo. Anche la semplice presenza dei volontari porta conforto. “Quando ci vedono arrivare, la prima cosa che ci dicono è che non si sentono abbandonati. Poi c’è la parte di sostegno medico”, spiega al Quotidiano della RSI Yves Toutounghi, vicepresidente HUNPA.
I volontari in partenza
“Stiamo aspettando le ultime conferme ma saremo tra i quattro e i sei volontari”, afferma Gianluca Ugolini, presidente HUNPA. “L’obiettivo è lo stesso dal 2003: portare assistenza sanitaria nelle zone disagiate che stanno soffrendo gli effetti, diretti e indiretti, della guerra. Visitiamo le persone, le aiutiamo nei loro bisogni sanitari, distribuiamo farmaci ma portiamo anche un gesto di solidarietà”.
Le motivazioni
Cosa spinge qualcuno a partire? Il volontario Cristiano Fusetti racconta di avere sempre avuto questo tipo di interesse fin da ragazzo, quando si è avvicinato al mondo del volontariato per la Croce Rossa “con l’idea di vivere questo tipo di esperienze di carattere umanitario, quindi oltre l’aspetto sanitario”.
La formazione specifica
I volontari ricevono una formazione specifica in vista delle future missioni. Come ogni situazione di emergenza, bisogna imparare a salvaguardare la propria integrità. “Se so come proteggermi e se rifletto su quello che devo fare, ho fatto il 50% del lavoro”, sottolinea Toutounghi.
La preparazione comprende quindi anche l’apprendimento delle dinamiche sul campo: “Dopo una formazione teorica”, i volontari “scenderanno sul campo”. È la prima presa di contatto con il campo, quindi devono capire come muoversi a livello strategico, cosa osservare e come comportarsi in gruppo”, spiega Ugolini.
Tra le cose più importanti da portarsi a casa dopo il corso, conclude il presidente, c’è “la consapevolezza situazionale: sapere dove ci si trova, non abbassare mai la guardia, perché si opera comunque in un contesto pericoloso”.








