Ha visto suo fratello Tito dopo l’arresto?
“Solo una volta, la prima settimana di novembre. Era a terra, psichicamente e fisicamente. Per lui si tratta di un’esperienza durissima, non era mai stato in carcere. Da allora ho inoltrato alcune richieste per poterlo rivedere, ma solo ieri (il 20 febbraio, ndr) mi è stato concesso un nuovo permesso. Non è giusto, non è mica un terrorista".
Cosa le ha detto in quell’occasione?
“Che la vita va avanti. E di avere coraggio”.
Lei come si sente?
“Per me è dura. I conti della sua famiglia e quelli della mia sono bloccati. Ma io e i miei figli cosa c'entriamo? Mi chiedo se sia giusto che tutte e due le famiglie debbano pagare per delle misure cautelative di un’inchiesta che riguarda solo Tito. Io oltretutto non sono mai stato interrogato. E non mi risulta nemmeno di essere sotto inchiesta”.
Ora cosa fa?
“Mi sto guardando attorno. E sto pensando di cambiare lavoro”.
Come ha vissuto l’arresto di suo fratello?
“Con grande tristezza. Tito ha moglie e due figli e stanno tutti molto male. Per noi è stato come un fulmine a ciel sereno. Nessuno si aspettava una cosa del genere”.
La moglie e figli di Tito come vivono? Con quali soldi?
“Viviamo, sia la mia famiglia che quella di Tito, grazie ai prestiti che ci hanno concesso degli amici ticinesi”.
Lei quale rapporto ha con la società che gestiva il NYX?
“Nessuno. Ero un semplice cliente del locale. Come tutti”.
Quando ha conosciuto Paolo Guarnieri?
“Nell’autunno del 2010”.
Che impressione le ha fatto?
“Quella di una persona normale. Ci si salutava, ma non abbiamo mai avuto nessun rapporto particolare. Professionalmente sembrava in gamba nel suo settore, quello del marketing”.
Il NYX sembrava un locale di successo...
“C’erano tanti clienti. Lavorava bene”.
Poi però è scoppiato lo scandalo e suo fratello è finito in carcere con accuse molto pesanti. Lei non ha mai sospettato nulla?
“Mai. E pensare a quelle accuse mi fa stare male. Tito non è un violento: non ha mai fatto male ad una mosca. E’ una delle persone più pacifiche che conosco. E di questo sono sicuro al cento per cento. Possono confermarlo in tanti: quando nei suoi locale c’erano litigi lui si avvicinava, parlava con chi stava litigando, magari offriva una birra e risolveva la questione senza violenza”.
Dunque secondo lei Tito sarebbe estraneo agli episodi di violenza?
“Si, da questo punto di vista secondo me Tito è solo una vittima. Chi agiva, lo faceva fuori dal suo controllo”.
Si è parlato di diversi milioni di franchi in nero. Secondo lei dove sono?
“Secondo me non ci sono”.
E i 150 attestati di carenza beni?
“Non ne so niente”.
I capi d'accusa sono ben diciassette. Secondo lei è tutta una bolla di sapone?
“Non lo so. Non posso saperlo. Ma secondo me non è giusto che Tito sia in carcere da quattro mesi e sia stato interrogato solo 6-7 volte. Inoltre Tito è in galera perché c’è il pericolo che possa scappare, ma io dico: dove potrebbe andare? Scapperebbe lasciando tutto? Moglie, due figli, la villa di Canobbio e i tre locali sotto sequestro? Non credo proprio. Il 17 marzo dovrebbe uscire. Vedremo cosa succederà. A Lugano chiudono locali e librerie, anche con fallimenti milionari, ma in carcere ci finiscono in pochi. Non vorrei che, contro la mia famiglia, ci sia una sorta di accanimento. Una giustizia... ingiusta”.
Tanti si chiedono: Tito è partito da zero ed è diventato il “re della notte”. Come è possibile?
“Con tanto sforzo ed ore di lavoro. Nessuno gli ha regalato niente”.
Sulle voci di traffico di droga e di donne, cosa mi dice?
“Sono solo voci. E girano dal primo giorno che ho messo piede in Svizzera. Qui in Ticino, se vieni dal Sud America e lavori nel mondo della notte, queste associazioni sono quasi immediate. Ma nel nostro caso non c’é niente di vero”.
di Joe Pieracci
L'inchiesta
Tito Bravo e Paolo Guarnieri, i soci titolari della discoteca NYX di Lugano, sono in carcere da metà ottobre. Il primo alla Farera, il secondo - che ha ammesso parzialmente alcune posizioni sui reati finanziari - è stato trasferito alla Stampa a metà gennaio dove ha ottenuto il regime di espiazione anticipata della pena. Ai due sono contestati numerosi reati legati alla gestione del NYX, attualmente chiuso. Anzitutto di natura finanziaria: truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele, bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento, diminuzione dell'attivo in danno dei creditori, cattiva gestione, falsità in documenti, impiego di stranieri sprovvisti di permesso, frode fiscale e diverse infrazioni per il mancato versamento degli oneri sociali. Ai due vengo inoltre contestati i reati di sequestro di persona, coazione, lesioni gravi o semplici, omissione di soccorso e favoreggiamento.
Il Ministero pubblico, da noi contattato, non ha preso posizione sull'intervista.












