Buseno, Calanca, Rossa e Santa Maria in Calanca vogliono provare la strada della fusione. L’idea è quella di creare un unico Comune di valle, più forte e strutturato, ma il progetto non convince tutti.
Alla base ci sono difficoltà sempre più evidenti: spopolamento, popolazione che invecchia, molte case secondarie e problemi nel trovare persone nell’organico amministrativo. “Siamo confrontati con nuove sfide, anche nel reclutamento di persone negli esecutivi”, spiega ai microfoni del Quotidiano la granconsigliera e presidente della commissione Rosanna Spagnolatti. Una situazione che spinge a cercare soluzioni strutturali.
Il progetto prevede l’unione di quattro Comuni per un totale di quasi 600 abitanti su 117 chilometri quadrati. È già stato avviato uno studio che analizzerà opportunità e implicazioni: “Sarebbe un’aggregazione in tutti i sensi, non solo amministrativa ma proprio comunale, per avere un Comune più forte e solido”, sottolinea Spagnolatti.
Non tutti però condividono questa direzione. Il sindaco di Castaneda, Attilio Savioni, si dice favorevole a uno studio più ampio che coinvolga l’intera valle e guardi verso una fusione con Grono. Secondo lui, un Comune di 800-900 abitanti resterebbe comunque troppo piccolo e, guardando al futuro, “sarà da fare il salto verso la bassa valle per avere abbastanza forza, anche nei confronti di Coira”.
Intanto il processo è partito: il mandato di studio, che dovrebbe concludersi nel 2027, è stato avviato e la Commissione fusione Val Calanca è stata istituita. Entro fine anno sono previsti incontri pubblici per informare e coinvolgere la popolazione.





