Ticino e Grigioni

Yasin va espulso: ritenuto non credibile

Il cittadino iraniano che mobilita il Bellinzonese ha chiesto l’asilo, perché, scoperto a letto con la compagna, in patria rischia il carcere. Berna: "Inverosimile il suo racconto"

  • 06.02.2014, 17:36
  • 4 maggio, 12:56
Yasin

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  • Ti-Press / Ti-Press

Yasin, il cittadino iraniano per il quale si sta mobilitando il Bellinzonese (vedi scheda), viene espulso dalla Svizzera, perché, stando all’Ufficio federale delle migrazioni (UFM) e ai giudici del Tribunale amministrativo federale (TAF), avrebbe contraffatto un documento ufficiale e poiché il suo racconto non sarebbe credibile. È quanto si legge, oltre alle valutazioni giuridiche del caso, nella recente sentenza con la quale il TAF ha respinto il suo ricorso. Il 23enne dovrà tornare in Iran entro il 21 febbraio e lì rischia di venir imprigionato.

“In Iran succedono cose incredibili”

L’UFM giudica inverosimile le motivazioni con le quali il ragazzo di origine curda ha chiesto lo statuto di rifugiato. "Sono stato scoperto a letto con la mia ragazza da sua madre. In Iran ciò non è permesso e per proteggerla mi sono assunto tutta la responsabilità, ma sono dovuto fuggire, perché, dopo la denuncia dei genitori, avrei rischiato il carcere”, ha scritto, in sintesi, nella sua domanda. Secondo Berna però, proprio per le possibili conseguenze, è inverosimile che il giovane si sia azzardato ad avere un rapporto con la ragazza, sapendo che i genitori erano in casa. Yasin si difende: "Quello che qui sembra incredibile, in un paese come l’Iran succede ogni giorno", ci racconta al telefono, spiegandoci che lì i diritti e le libertà sono inesistenti.

Berna: "Documento contraffatto"

L’UFM ha deciso per l’allontanamento, perché, dopo aver sentito l’Ambasciata elvetica a Teheran, ha considerato contraffatta la citazione in tribunale, una delle prove presentate per dimostrare che in patria era in pericolo. Il suo racconto è stato poi ritenuto inverosimile. "Non ho falsificato nulla", ci spiega Yasin, raggiunto al telefono, precisando che l’autorità federale gli ha negato a lungo l’accesso agli atti e che comunque il rapporto redatto sulla verosimiglianza dell'ordine di comparizione era insufficiente per essere ammesso.

Da.Pa./LudoC.

"Voglio essere giudicato per come ho passato il tempo qui"

Quello di Yasin è stato presentato come un secondo caso Arlind . I suoi amici vogliono che gli venga rilasciato un permesso di soggiorno e per questo motivo hanno lanciato una raccolta firme. Per il 15 febbraio stanno preparando una manifestazione. Come riferito dalla Regione una settimana fa, dopo l'arrivo in Ticino ha frequentato una scuola per imparare l'italiano. Secondo il gruppo a suo favore, si è integrato velocemente. Oggi lavora come apprendista parrucchiere. Inoltre sarebbe un cittadino onesto e versa il 10% del suo stipendio per restituire quanto ricevuto dallo Stato. "Avrei capito se la decisione d’allontanamento fosse arrivata subito, ma, ora, a distanza di sei anni, lasciare la Svizzera è drammatico. Qui ho lavoro e affetti e voglio essere giudicato per quanto fatto qui", evidenzia il 23enne.

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