Il processo dovrebbe durare almeno sei mesi
Il processo dovrebbe durare almeno sei mesi (keystone)

Attentati di Bruxelles, 10 persone a processo

In parte sono le stesse già condannate per le stragi del 2015 a Parigi. Dovranno rispondere della morte di 32 persone (altre 340 rimasero ferite)

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Entra nel vivo tra poche ore il processo per gli attentati del 22 marzo 2016 all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, in cui trovarono la morte 32 persone (oltre a tre attentatori) e 340 rimasero ferite. Dieci gli imputati alla sbarra, in parte sono gli stessi già condannati per gli attentati di Parigi del novembre 2015 al Bataclan e ad altri siti. Il processo non di meno potrebbe fare luce su alcuni aspetti ancora oscuri di quei terribili mesi.

La prima udienza, tecnicamente, è stata il 12 settembre scorso, quando gli imputati e i loro difensori hanno protestato contro i box che impedivano la comunicazione confidenziale con gli avvocati. Risultato, i dieci box individuali, costati 250'000 franchi, sono stati trasformati in un unico box collettivo al prezzo di altri 230'000.

Poi c’è stata la nomina dei giurati popolari, il massimo possibile: 12 più 24 supplenti, per un procedimento che si annuncia lungo (almeno sei mesi) e imprevedibile. Ora il processo può entrare nella sostanza, con la lettura dell’atto d’accusa, 468 pagine, nell’aula bunker ricavata dentro la vecchia sede della NATO, in quella che fino al 2018 era la sala di riunione del consiglio atlantico.

E’ il processo più imponente nella storia del Paese, superiore anche al processo Dutroux, che si tenne ad Arlon diciannove anni fa e in cui gli imputati erano quattro. Solo garantire la sicurezza è un compito non facile e infatti le udienze saranno probabilmente sospese durante i vertici internazionali poiché c’è un massimo che la polizia belga può fare.

Se i principali protagonisti – Salah Abdelslam e Mohamed Abrini –sono stati condannati all’ergastolo a Parigi, non di meno il processo potrebbe rispondere a ben più interrogativi che la loro colpevolezza: il ruolo giocato dagli altri nell’organizzazione della cellula e nel far sparire armi che non sono mai più state trovate, i percorsi di radicalizzazione in carcere (un tema che in Belgio è ancora drammaticamente di attualità), ma anche gli errori di polizia e intelligence nella sorveglianza e nell’interpretare i segni premonitori degli attentati.

Il Belgio ricorda gli attentati

Il Belgio ricorda gli attentati

TG 12:30 di mercoledì 22.03.2017

RG-TM/M.Ang./pon/EnCa
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