Clima, "il disastro nel 2050"

Le conseguenze del riscaldamento globale, per l'ONU, arriveranno 50 anni prima del previsto; 280 milioni i profughi

L’ONU ha lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze del riscaldamento globale. Lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento dei livelli dei mari infatti potrebbero mostrare tutto il loro effetto distruttivo già a partire dal 2050 e 280 milioni di persone potrebbero dover abbandonare le città a rischio in decine di nazioni. Il rapporto completo, il più dettagliato degli ultimi anni, sarà presentato a fine settembre ma oggi (giovedì) le Nazioni Unite hanno reso noti i punti principali attraverso un documento redatto da 100 scienziati di diverse discipline provenienti da 50 paesi.

Secondo gli esperti, gli oceani potrebbero diventare i peggiori nemici dell’umanità se non si agisce in fretta per limitare la produzione dei gas a effetto serra. L’innalzamento delle temperature infatti darà il via a un effetto domino che, partendo dai mari, cambierà la vita di miliardi di persone.

Le megalopoli sulle coste saranno sommerse dall’acqua. Le riserve di pesci scompariranno a causa degli effetti sulla biodiversità. La frequenza e la potenza dei cicloni aumenteranno, e la metà del permafrost – il suolo perennemente ghiacciato – si scioglierà.

Finora veniva ipotizzato che questo scenario sarebbe diventato realtà nel 2100, con un riscaldamento climatico di +1,5 gradi, ma il nuovo studio - che considera un innalzamento della temperatura più veloce del previsto - lo anticipa al 2050.

Per l’ONU servono misure immediate e, a fine settembre, presenterà un piano d’azione concreto. Ma quello che sembra già mancare è la cooperazione delle aree che da sole producono il 60% delle emissioni: Cina prima di tutto, poi Stati Uniti, Unione Europea e India. Paesi che, secondo l’ONU, non hanno nessuna intenzione di perseguire seriamente gli obiettivi per ridurre la produzione di gas a effetto serra.

Parla il climatologo Thomas Stocker

Parla il climatologo Thomas Stocker

TG 20 di giovedì 29.08.2019

 

"Il clima mi preoccupa già da 40 anni ma quelli che vediamo ultimamente (nel 2018-2019), sono avvenimenti estremi che possono svilupparsi solo nella fase di un cambiamento rapido, un cambiamento climatico causato delle azioni dell'uomo. Constatiamo e misuriamo che questi cambiamenti adesso sono molto più veloci, più globali di quello che abbiamo visto nel passato”, spiega uno dei climatologi più famosi al mondo, Thomas Stocker, professore di climatologia e fisica ambientale all'Uni Berna, già membro del gruppo intergovernativo dell'ONU sui cambiamenti climatici.

TG/M. Ang./sf

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