(©Mauro Consilvio)

Fuggire da Mosul

"Il vero problema? Restituire un futuro agli abitanti", dice il generale Sabah Al Numan delle Forze speciali

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Gogjali è stato il primo quartiere di Mosul, estrema periferia est della città, ad essere stato liberato dalle Forze Speciali irachene. Per la prima volta gli abitanti sono usciti di casa, nonostante i bombardamenti e gli scontri a fuoco ancora poco lontani, senza la paura di rischiare la vita. Questo sobborgo poverissimo è diventato nel giro di poche ore un punto di incontro per chi scappa da altri quartieri più centrali, e chi si sta organizzando per lasciare Mosul, alla ricerca di un posto nei campi per sfollati di Khazr.

L’esercito iracheno ha stabilito dei luogi di raccolta dove la gente si raduna e poi viene portata fuori dalla città a bordo di camion militari. Ma non c’è posto per tutti. Molte famiglie si incamminano a piedi, con le poche cose che sono in grado di portarsi dietro, alla ricerca di un posto più sicuro, anche se temporaneo. Accade anche che alcuni di loro si mettano in marcia all’imbrunire e vengano rimandati indietro perché il rischio di non trovare una sistemazione all’arrivo è alto, come lo è quello di non essere riconosciuti ai checkpoint o diventare bersaglio di malintenzionati.

Chi si muove con la sua macchina, il suo furgoncino, o qualsiasi altro mezzo di cui disponga, fa sventolare la bandiera bianca in segno di pace.

Fra gli abitanti che hanno resistito a Mosul per due anni, c’è pure chi sceglie di restare. Alcuni giovani raccontano di come la loro vita sia rimasta sospesa, durante questo periodo di paura e assurde imposizioni. Niente più scuola, ad esempio, e non perché non ci fosse ma perché tutto il sistema d’istruzione era stato cambiato, basato sull’interpretazione che l'autoproclamato Stato Islamcio dà del Corano e sull’istigazione all’odio etnico. La gente racconta di essere arrivata allo stremo delle forze, con acqua e cibo razionati che bastavano a malapena per sopravvivere, e nessuna possibilità di mantenere un’attività lavorativa normale. Ora che il peggio sembra passato, ci si sente sollevati solo per il fatto di essere ancora vivi; almeno qui, in questo primo quartiere di una Mosul che richiederà ancora molto tempo prima di essere liberata completamente.

Poi, il vero problema, come conferma il Generale Sabah Al Numan delle Forze Speciali irachene, non sarà quello di concludere le operazioni militari quanto di restituire un futuro agli abitanti, stremati non solo da due anni di IS, ma da un precedente lungo periodo di profonda instabilità, insicurezza e azioni terroristiche.

Ilaria Romano

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