Per "legittima difesa"

A Minneapolis la morte dell’afroamericano George Floyd dopo l'intervento della polizia ha scatenato violente proteste; una storia che nel paese si ripete

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Eric Garner, Trayvon Martin, Michael Brown e cinque giorni fa George Floyd hanno avuto tutti un destino comune: essere afroamericani ed essere morti dopo l’intervento di poliziotti negli Stati Uniti. Tutti loro erano disarmati.

Questi sono alcuni dei casi che hanno portato centinaia di migliaia di persone a protestare nel paese per denunciare il persistente problema della discriminazione razziale. In Nord America il rischio di essere uccisi da un poliziotto, a prescindere dell’etnia, non è un problema da sottovalutare. Secondo la Proceedings of the National Academy of Science of the United States of America è la sesta causa di morte per i giovani tra i 25 e i 29 anni. Ma, gli afroamericani sono 2 volte e mezzo più a rischio.

Al contrario, i poliziotti responsabili delle uccisioni difficilmente vengono incriminati. Il 99% ne esce pulito. Per Martin e Michael le famiglie, e numerosissimi sostenitori della causa Black Lives Matter (Le vite dei neri contano) avevano chiesto giustizia. Ma niente da fare, gli autori sono stati scagionati. Non c’è amministrazione statunitense, democratica o repubblicana. che non abbia dovuto fare i conti con questo problema. Il caso Floyd che sta infiammando il paese in questi giorni ne è l’ennesimo esempio: la storia continua a ripetersi.

Alessandra Spataro
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