La Groenlandia resta al centro di una crescente tensione geopolitica: come noto il presidente statunitense Donald Trump ha rilanciato l’idea di acquisire l’isola, arrivando a evocare l’uso della forza per prevenire un’ipotetica influenza russa o cinese. L’ONU e diversi esperti hanno avvertito che qualsiasi azione unilaterale violerebbe il diritto internazionale e il principio di autodeterminazione. I principali partiti groenlandesi hanno ribadito la volontà di restare autonomi, mentre la Danimarca ha definito “inaccettabili” le minacce statunitensi e ha avviato un rafforzamento militare nell’Artico.

Groenlandia, vertice a Washington
Telegiornale 14.01.2026, 20:00
Sul piano diplomatico, il 14 gennaio a Washington si sono svolti colloqui tra il vicepresidente USA J. D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen e la sua omologa groenlandese Vivian Motzfeldt. Le parti hanno definito il dialogo “franco ma costruttivo”, pur restando su posizioni divergenti in merito all’idea americana di “conquista”. È stata istituita un’unità di lavoro ad alto livello per valutare forme di cooperazione sulla sicurezza, senza modificare lo status giuridico dell’isola. Intanto però una prima risposta europea si è concretizzata con il dispiegamento di forze militari da parte di vari Paesi NATO — tra cui Danimarca, Norvegia, Germania, Francia, Regno Unito e Canada — impegnati in esercitazioni congiunte come Operation Arctic Endurance, per dimostrare capacità di difesa e deterrenza nell’area. L’UE ha pure confermato il sostegno alla sovranità danese, sottolineando il rischio di fratture nella NATO.

Groenlandia, arrivano i militari dall'UE
Telegiornale 15.01.2026, 12:30
Per inquadrare meglio questa risposta militare europea, ci siamo rivolti al direttore della Rivista Italiana Difesa Pietro Batacchi, analista esperto di questioni militari e geostrategiche.
Quali sono, secondo lei, le motivazioni strategiche dietro l’aumento della presenza militare europea. Ieri abbiamo sentito che alcuni Paesi europei spostano qualche uomo, si tratta di pochi contingenti molto ristretti. La Francia apre anche un’ambasciata. Ecco, come legge questa risposta europea, è puramente difensiva o è un segnale politico?
“Diciamo che al momento è prevalentemente un segnale politico di solidarietà rispetto a un membro dell’Unione europea come la Danimarca, che ha la sovranità sulla Groenlandia. È chiaro poi che queste missioni, che al momento sono - come si dice in gergo - missioni di ricognizione, hanno anche un significato militare, nel senso che potrebbero precedere poi il dispiegamento di assetti e contingenti ben più robusti. A quel punto la missione da ricognizione diventerebbe a tutti gli effetti una missione di tipo strategico e militare. Non è detto che ci si arrivi, evidentemente, perché magari si riesce a trovare un accordo in ambito NATO, però al momento la situazione è questa”.
Queste missioni di ricognizione che peso pensa possano avere nei confronti degli Stati Uniti? Crede che, nel caso concreto, Donald Trump si faccia dissuadere da queste operazioni?
“Allora, che si faccia dissuadere assolutamente no, ma in realtà non è quello il punto. Il punto è che in questo momento i Paesi europei hanno la necessità di mostrare la loro vicinanza a un altro membro dell’UE come la Danimarca. E questo è un piano. Poi ce n’è uno diverso, che è quello della NATO, entro il quale si proverà e si sta provando a comporre la questione. L’obbiettivo di questi tentativi è fare salva la sovranità della Danimarca sulla Groenlandia, ma al contempo con la NATO che incrementa la propria presenza in loco. E NATO significa anche evidentemente americani. E poi chiaramente c’è il tema delle risorse, che è pure importante. Teoricamente l’autogoverno della Groenlandia consente al suo Governo di poter gestire in autonomia le risorse minerarie, quindi di fatto questo potrebbe consentire al Governo locale di mettersi d’accordo direttamente con gli Stati Uniti. Credo però che questo sia un discorso un po’ più di lungo periodo, al momento l’esigenza americana è fondamentalmente militare”.

Intanto a Nuuk, la capitale dell'isola artica, stanno spuntando un po' ovunque le bandiere groenlandesi
Nella reazione europea c’è quindi solo la volontà di mostrarsi solidali con la Danimarca o anche l’Europa ha un interesse diretto per le risorse groenlandesi?
“È chiaro che comunque l’Unione europea e i Paesi europei hanno un interesse per le risorse della Groenlandia. Però un conto sono le parole, un altro sono i fatti. E i fatti ci dicono che per sfruttare quelle risorse occorrono grandissimi investimenti. L’Europa ha la capacità di metterli in campo? Questa è la vera domanda…”
L’impressione è che l’Alleanza Atlantica sia veramente messa a dura prova. Quali rischi corre la NATO se gli Stati Uniti proseguono sulla loro strategia di conquista della Groenlandia?
“Sostanzialmente rischia la fine se si arrivasse a questa sciagurata ipotesi, ma io continuo a non crederci almeno fino all’ultimo momento. È chiaro che questo significherebbe però la fine della NATO per come l’abbiamo conosciuta, mi sembra evidente, o quantomeno ci sarebbe un contraccolpo molto, molto profondo”.
Premesso che nessuno possiede la sfera di cristallo, ma a breve-medio termine come pensa si evolverà questa situazione?
“Credo che prima di tutto bisogna discutere molto e che lo si farà … resta appunto da capire se si troverà una qualche forma di accordo”.
Come avvenuto per i dazi e in altri ambiti, vede come uno scenario possibile un cedimento, una capitolazione da parte dell’Europa?
“Guardi, sinceramente questa volta non credo”.

Il consolato statunitense a Nuuk







