Scontri fra agenti e manifestanti
Scontri fra agenti e manifestanti (keystone)

Proteste in Iran, almeno 41 morti

È il bilancio ufficiale delle manifestazioni dopo la morte di Mahsa Amini, ma per l'opposizione le vittime sono di più e gli arresti centinaia

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Le manifestazioni scoppiate in Iran per protestare contro la morte di Mahsa Amini, la 22enne deceduta il 16 settembre tre giorni dopo essere stata arrestata dalla polizia per aver indossato abiti "inappropriati", hanno causato finora 41 vittime. Lo hanno fatto sapere sabato i media di Stato. L'ONG Iran Human Rights con base a Oslo e l'opposizione parlano però già da venerdì di almeno 50 morti, con centinaia di feriti e di arresti, inclusi giornalisti, studenti e attivisti politici.

Migliaia di persone sono sfilate in diverse città del Paese di 80 milioni di abitanti, per il 90% sciiti, incendiando auto, scandendo slogan ostili al potere e scontrandosi con la polizia. Venerdì dei video diffusi in rete hanno mostrato episodi di violenza a Tabriz e nella capitale Teheran, ma anche a Piranshahr, Mahabad e Urmia. Si vedono anche agenti aprire il fuoco contro dimostranti non armati. Il regime ha risposto pure mettendo il bavaglio alla rete: Whatsapp e Instagram sono bloccati.

Un precedente bilancio, diffuso giovedì, era di 17 morti, mentre le autorità continuano a smentire ogni responsabilità nel decesso della giovane, come ribadito sabato ancora una volta dal presidente Ebrahim Raissi in persona. Un'inchiesta è stata aperta, ma il ministro dell'interno Ahmad Vahidi ha nuovamente affermato che non ci sono indizi di percosse che abbiano potuto causare il decesso. Il capo dello Stato ha intanto esortato le forze dell'ordine a usare il pugno di ferro con chi "disturba l'ordine e la sicurezza del Paese".

In Iran è obbligatorio per le donne portare l'hijab. Amini era stata fermata proprio perché non indossava correttamente il velo dalla polizia incaricata di far rispettare anche il rigido codice di abbigliamento.

 
AFP/ANSA/pon
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