Un passaggio tra il filo spinato al confine tra Serbia e Ungheria
Un passaggio tra il filo spinato al confine tra Serbia e Ungheria (Keystone)

Tra i campi dei sogni perduti

Sulle rotte della disperazione: al confine ungherese chiuso ai migranti - Reportage

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La pressione dei migranti sul confine ungherese non accenna a diminuire. Le autorità cercano di bloccarne il passaggio in ogni modo, anche con il contestato muro che sigilla "il confine verde", la fascia boschiva che costituiva la frontiera naturale verso la Serbia prima dell'arrivo del filo spinato e dei piloni, che ora violentano il terreno e ricordano i periodi più bui della storia contemporanea.

Una famiglia in cammino a pochi passi dal muro ungherese
Una famiglia in cammino a pochi passi dal muro ungherese (keystone)

Donne e uomini, con bambini al seguito, sono in fuga anche dalle guerre mediorientali; hanno perso tutto e sognano di ricostruire le loro vite in Europa. Migliaia di disperati in marcia attraversano paesi morsi dalla crisi economica ,che contribuisce a rendere più difficili gli  slanci di solidarietà verso i più sfortunati. Kanjiza, cittadina serba che confina con l'Ungheria, è sulla rotta dei migranti che arrivano in Serbia, attraverso la Macedonia, per passare in Ungheria e accedere così all'Unione Europea. Marija Milanovic, ha acceso i microfoni della RSI proprio sull'ex "confine verde".

Il reportage

Alla dogana l'atmosfera è surreale: da un lato le vestigia della ex-Iugoslavia, rinchiuse da una barriera alta tre metri. Poco più lontano il confine, quello nuovo, tra la Serbia, che solo 20 anni fa era dilaniata da un conflitto armato, e l'Ungheria, primo scalino d'entrata per quello che molti considerano un Eldorado.

"I migranti che passano di qui non intendono fermarsi: la Serbia è l'ultima tappa da percorrere prima di poter arrivare alla tanto agognata Unione Europea, il loro barlume di speranza per una vita migliore", spiega Istvàn Backsulin, presidente della comunità locale, accompagnandoci tra i campi e le radure dove le famiglie si fermano per riposare, lasciando tracce ben visibili del loro passaggio.

 

"Siamo tutti solidali con loro, sottolinea Backsulin. Non dimentichiamo che anche noi, negli anni '90, siamo stati in guerra, ma oggi non possiamo fare molto. Le finanze a nostra disposizione sono ridotte. Quel poco, poi, che riusciamo a fare, non è accolto con la riconoscenza che uno si aspetterebbe: negli accampamenti, che i migranti usano per riposarsi lungo il cammino, vengono abbandonati rifiuti e tutto ciò di cui non hanno più necessità. E siamo noi a dover finanziare le operazioni di pulizia. Abbiamo già speso un quarto del nostro budget annuale per fare questo lavoro... Chi ce li ridarà questi soldi? Gli aiuti dall'estero sono pochi e insufficienti".

 

Le tracce nei campi

Nei campi e frutteti, prima della crisi battuti solo dagli agricoltori, ora i rifiuti abbandonati macchiano le terre coltivate: accanto a bottiglie di plastica ecco confezioni vuote di biscotti e patatine. E ancora: scatole di medicinali, vestiti, scarpe, inalatori per l'asma, carte telefoniche turche, greche, macedoni, che raccontano dei paesi attraversati da chi è giunto fino a qui partendo da Oriente.

 

Anche le piantagioni rivelano il passaggio delle masse di disperati, con i fusti di mais spezzati. Poco lontano sacchi pieni di frutta abbandonati. "Molti, passando accanto agli alberi, non si limitano a prendere una mela. Riempiono i sacchi senza nemmeno assaggiare e, quando si rendono conto che i frutti non sono buoni perché non ancora maturi, buttano via tutto. Moltiplicate una singola azione per i 1'500/2'000 migranti al giorno che attraversano i nostri campi; i contadini subiscono danni importanti, che si ripercuoteranno sul raccolto annuale."

In marcia tra i campi
In marcia tra i campi (keystone)

Il muro

Backsulin ci guida al muro ungherese. Per la sua costruzione verranno investiti tra i 20 e i 70 milioni di euro. Ancora incompleto nel momento in cui scriviamo (i primi di agosto n.d.r.), raggiungerà i 170 chilometri di lunghezza, ed è presidiato dalle guardie di confine, che ci guardano con una certa diffidenza mentre fillmiamo. "Non vi preoccupate, non possono passare dalla parte serba per impedirvi di fotografare", spiega la nostra guida.

"Cosa succederà quando il muro verrà completato?" chiediamo a Backsulin. "E chi lo sa? Siamo un paese che oggi gestisce con fatica i propri problemi interni. Quando si aggiungerà anche quello dei migranti bloccati qui, non so come faremo".

Marija Milanovic/bin/M.Ang.

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