Il bastione dell'IS
Il bastione dell'IS (keystone)

Tweet da dentro il Califfato

Gli attivisti a Raqqa denunciano via social network il giogo dello Stato islamico - Bombe in diretta

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Vivere sotto il giogo dell’organizzazione Stato islamico. Tutti i giorni senza poter far niente per ribellarsi. O quasi. A Raqqa, capitale del sedicente Califfato, un gruppo di attivisti ha scelto di usare la rete per denunciare la barbarie jihadista: si fanno chiamare Raqqa is Being Slaughtered Silently (Raqqa_SL) e le loro armi non sono bombe e Kalashnikov, bensì i social network coi quali denunciano a colpi di #hashtag i crimini commessi dai seguaci di AbuAbu Bakr al-Baghdadi.

 

Per molti osservatori e strateghi militari, i membri del collettivo ed i loro post, tweet e video youtube sono diventati una delle fonti primarie per capire il funzionamento della vita di tutti i giorni a Raqqa, sorta di fortezza inaccessibile agli "infedeli": una finestra su una città blindata, che prima del conflitto contava quasi un milione di abitanti, oggi scesi a 400'000.

 

 

Bombardamenti in diretta

Gli attivisti di Raqqa_SL attraverso twitter raccontano anche i bombardamenti sulla città, quelli russi e francesi, fornendo informazioni sugli obiettivi colpiti e sui danni registrati.

 

Subito dopo l’inizio dei raid francesi, il gruppo ha pubblicato una registrazione del suono degli aerei in volo sulla città. Stando al live-tweeting, fino a ieri nessun civile è rimasto ucciso dagli attacchi dei Rafale di François Hollande.

 

"Certo, non ci piace vedere la gente spaventata dai bombardamenti ma sosteniamo qualsia azione che possa mandar via l’IS da Raqqa", si legge in un altro tweet del gruppo.

 

Le cose potrebebro però cambiare: mercoledì sull'account @Raqqa_SL è infatti comparso un messaggio in cui si parla di 7 civili uccisi dalle bombe cadute sulla città, ma non viene specificato se per opera di Mosca o Parigi.

 

Due mesi fa due attivisti sono stati assassinati e decapitati in Turchia. I membri di Raqqa Is Being Slaughtered Silently sono costantemente nel mirino degli estremisti islamici e per questo devono agire nel più totale anonimato. Testimoni di omicidi, punizioni corporali e sevizie di ogni genere, anche gli attivisti di Raqqa_SL non mancano però di togliersi qualche sassolino dalla scarpa quando per gli uomini dell’IS si mette male…

 

Ludovico Camposampiero

 

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